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Ecco, appunto… COMO si dice?
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Ci sono due indonesiani, uno spagnolo e poi un francese, degli svedesi, alcuni croati, altri brasiliani, diversi spagnoli, un tedesco, un belga, un albanese, qualche argentino, un portoghese, un senegalese, un ghanese, un olandese ed anche un greco e no: non è l’inizio di una barzelletta anche perché, con soli due (2) italiani su ventisette (27) in rosa, ci sarebbe ben poco da ridere…

E ci credo che poi, giustamente, si chiedono: Como si dice Europa?

Una Babele calcistica non di poco conto che, così composta, vien da chiedersi: e l’Italia, dov’è?

Fuori dai mondiali… Com’è logico che sia con società così composte ed iscritte nel massimo campionato italiano.

Attenzione, capiamoci: NON HO NULLA CONTRO IL COMO CALCIO anzi, calcisticamente e sportivamente parlando, osservo con ammirazione la loro evoluzione poiché hanno creato un modello, societario e calcistico, di tutto rispetto, conseguendo risultati sportivi e societari di prim’ordine.

Ciò di cui parlo ( e di cui ho già avuto modo di scrivere QUI) è il risvolto che, siffatto modo di creare e fare calcio, ha sul sistema “ITALIA”, qui inteso come movimento calcistico nazionale.

Le società calcistiche italiane, anche quelle principali, sono in mano sempre più ad azionisti/società/proprietari stranieri che vedono, nel calcio, l’ennesimo businness, l’ennesima “macchina sforna utili”, con l’opportunità di trasferire fondi, anche sostanziali, da un paese all’altro. Il Calcio sta quindi perdendo, sempre più, la sua caratteristica di “popolare”, divenendo una succursale dell’alta finanza. Poi arrivano le competizioni per le nazionali e l’Italia la prende nei denti… Trasposizione, in termini di risultati calcistici, di ciò che sta avvenendo in campo economico-finanziario.

Che senso ha, oggi, tifare per la squadra della propria città se con la propria città non c’è più alcun collegamento a tal punto che non c’è più legame nemmeno con la nazione, figuriamoci col paese ed il tessuto cittadino!? Fondi di investimento, allenatori stranieri, capitali stranieri, proprietari e DS o DT stranieri, giocatori stranieri… Perché si chiama campionato italiano? Solo perché si gioca in Italia? E, anche lì, ancora per poco visto che ci sono progetti per giocare partite all’estero… Perché una TV italiana, che trasmette ad un pubblico italiano, deve mandare gratis, in onda in prima serata, il Classico ovvero Barcelona – Real Madrid, partita de La Liga Spagnola, se poi, per vedere una partita del campionato italiano, c’è da pagare una “pay per view”, spesso legata a capitali esteri?

Non voglio però scadere nel disfattismo né nella sterile polemica. Capisco bene come l’arrivo di capitali in Italia sia comunque un vantaggio per il Paese ma ciò dovrebbe essere armonizzato con tutti gli interessi di questa nazione e non solo con gli interessi (privati), di società (private) e capitali (privati) che generano utili che arricchiscono persone, all’estero… Signori, così ci stiamo dando la zappa sui piedi da soli…

Ribadisco, son contento per il Como Calcio e spero che questo possa, quanto meno, diventare una vetrina per quella città, portando turismo e capitali che possano arricchire tutto quel tessuto sociale ma, di contro, non posso non sorridere amaramente davanti a quella maglietta e pensare che, giustamente, con tutte le lingue rappresentate dentro quello spogliatoio, ci si chieda “Como si dice Europa?”…

Beh, davanti a tutto sto casino, credo si possa dire solo in un modo: Ueeeeee….

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