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Italia: Non c’è 2 senza 3…
6–9 minuti
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… ed il 4 vien da sé, se non si analizza il fenomeno in maniera completa e costruttiva.

La Nazionale maggiore di calcio della Bosnia-Herzegovina (Nazione da poco più di 3Mln di abitanti) batte l’Italia ai calci di rigore e si qualifica al mondiale, condannando la nazionale italiana al 3° forfait di fila: non era mai accaduto nella storia della F.I.G.C. che la nazionale maggiore mancasse la qualificazione per ben 3 volte! Ultima apparizione nel 2014: eliminati già ai gironi, passarono Costa Rica ed Uruguay. Non che nell’edizione precedente fosse andata chissà quanto meglio: nel 2010 fummo eliminati sempre ai gironi, in favore di Paraguay e Slovacchia. Fatta salva la vittoria del 2006 (e chi c’era ricorderà anche il benevolo sorteggio del tabellone che ci vide affrontare squadre serie solo in semifinale e finale, dove vincemmo ai supplementari ed ai rigori), il mondiale per la nazionale Italiana sta diventando una sorte di maledizione se è vero, come è vero, che c’è un’intera generazione che non ha ricordo alcuno della nazionale ai mondiali. Mio figlio, ad esempio, ha 15 anni, va per i 16 e, nel 2014, doveva compierne 4 quando l’Italia fu eliminata. All’indomani della cocente sconfitta in casa Bosniaca, i commenti si sprecano: è colpa dell’espulsione di Bastoni (non certo nel suo periodo più smagliante), è colpa della mancata espulsione dell’avversario, Dzeko nell’azione del gol tocca la palla col braccio, etc etc etc. Tutte scuse. Puerili scuse di chi non vuole vedere il problema e fa lo struzzo, per non dire altro.

Sono abituato, per la mia formazione professionale, ad analizzare gli eventi il più profondamente possibile, senza scadere nella sterile filosofia da salotto dei se e dei ma, rimanendo aggrappato ad una visione pragmatica del ragionamento, finalizzato alla costruttività, non certo alla sterile polemica e, anche in questo caso, non posso fare a meno di chiedermi: possibile sia solo sfortuna? Possibile sia sempre colpa di qualcuno, qualcosa e non ci sia piuttosto un fallimento strutturale? E’ un problema solo sportivo? No, non credo se è vero, come è vero, che di giocatori titolari per la Nazionale Italiana non ve ne sono! Sono finiti, purtroppo, i tempi delle “vacche grasse” quando in Nazionale c’era l’imbarazzo della scelta e si facevano eterne polemiche sulla mancata convocazione dell’idolo di turno. Erano tempi in cui, ad esempio, in difesa avevamo Maldini, Costacurta, Tassotti e Baresi, tutti del Milan, squadra che, oggi, NON fornisce nessun giocatore alla nazionale ed il perché è presto detto: su una rosa di 23 giocatori registrati, 18 sono stranieri ed i 5 con nazionalità italiana sono Terracciano, Torriani, Gabbia, Bartesaghi, Ricci… Con tutto il rispetto per i 5, siamo lontani anni luce dai Nazionali che il Milan forniva tra gli anni ’90 ed il 2000. Non che nelle altre squadre della serie A il dato sia migliore: l’incidenza degli stranieri è, complessivamente, del 68,5%, con punte del 92,6%! Ecco quindi che, sbollita la rabbia ed il disgusto per la prestazione e la delusione di ieri, il “problema” comincia a prendere una forma che va al di là delle colpe del C.T. di turno o del giocatore che sbaglia il calcio di rigore: i calciatori italiani sono pochi, giocano poco e, di conseguenza, sono più “scarsi” dei loro colleghi stranieri. Dove sono finiti i Totti, i Del Piero, i Baggio (sia Dino che Roberto), i Donadoni, Albertini, i Pirlo? Spariti, fagocitati da un sistema che non ha saputo adeguarsi ai tempi, che salvaguarda la circolazione dei cittadini comunitari ma che, inesorabilmente, limita e penalizza i nazionali. Ecco quindi che non è solo un problema calcistico o sportivo ma anche un problema politico e non solo: visti gli enormi aumenti di capitali che oggi smuove il “sistema calcio” rispetto ai citati anni 90-2000, è anche un problema economico – finanziario. Di conseguenza, gli interessi da tutelare diventano tanti a tal punto che qualcuno, gioco-forza, ne paga le conseguenze: la Nazionale Italiana, sacrificata agli interessi del business.

Sono abituato a guardare ai migliori e, nel panorama calcistico, il riferimento non può che essere il Ranking FIFA dove la Spagna la fa da padrone. Guardando quindi a LaLiga (l’equivalente della nostra serie A) scopriamo che l’incidenza degli stranieri è del 43,6%: non per niente, il sistema giovanile spagnolo è considerato il migliore al mondo. Lì i campioni li “sfornano” e li formano nelle cantere e, anche se il regolamento non prevede nessuna limitazione sul numero di stranieri o di spagnoli, la forma mentis e la cultura calcistica è tale da non permettere di avere un problema in tal senso.

Il ranking vede la Francia insidiare il dominio spagnolo. Nella Ligue 1, il massimo campionato francese, l’incidenza degli stranieri è del 62% ma la Francia è storia a sé: essa, infatti, “pesca” ancora moltissimo dalle ex colonie, ha un tessuto sociale misto ed ha “inglobato” la sua multi-etnicità già da diversi decenni e basta leggere la rosa della nazionale per vedere l’enorme differenza etnica con la formazione degli anni 90-2000.

Sul podio del ranking troviamo l’Argentina, paese in cui le regole calcistiche si fanno interessanti: nella stessa formazione di gioco possono trovare posto al massimo 5 stranieri. Su 11 che scendono in campo quindi, 6 devono essere argentini. Ecco perché vi sono poi decine e decine di argentini nei massimi campionati europei: i migliori emergono e vanno a giocare all’estero, nei campionati più performanti mentre, in patria, si continua a formare e sfornare i nuovi campioni. Qui, gli stranieri incidono nelle rose per il 16,4 %. Regola simile anche in Brasile, dove però il numero di stranieri in formazione sale ad un massimo di 9 e l’incidenza degli stranieri si ferma al 23,8%.

Finisco questa analisi considerando altre 2 nazioni europee dal glorioso passato calcistico: Olanda e Germania. In Eredivisie, la “serie A” olandese, l’incidenza degli stranieri è del 49%, non ci sono regole limitanti ma è forte e molto sviluppato il sistema giovanile. In Bundesliga, la massima serie calcistica tedesca, l’incidenza degli stranieri nelle rose calcistiche è del 58,9% e vige un regolamento che impone delle limitazioni. In rosa infatti devono esserci almeno 12 calciatori tedeschi: di questi, 8 devono essere “prodotti del vivaio”, di cui almeno 4 dal proprio vivaio e massimo 4 provenienti da vivai di altre società calcistiche tedesche. E’ un metodo che tutela non solo il sistema calcio nazionale tedesco ma anche le scuole giovanili sul territorio che hanno così il compito di individuare i giovani tedeschi da portare poi ai massimi livelli, pur non prevedendo alcun limite di stranieri nella stessa formazione.

In Italia esistono delle regole che, indirettamente, limitano il numero degli stranieri ma non tutelano la nazionalità poiché la regola è la seguente: 8 dei giocatori della rosa devono essere “cresciuti in Italia“. Per essere considerati “cresciuti in Italia” è sufficiente aver giocato per tre anni, non necessariamente consecutivi, in club italiani tra i 15 e i 21 anni. Almeno 4 di questi 8 devono essere cresciuti all’interno del Club. Infine, le squadre di serie A possono tesserare al massimo 2 nuovi giocatori extra-comunitari durante la stagione. Cresciuto non vuol dire essere di nazionalità italiana ma solo di aver giocato a calcio in club italiani ed il limite dei 2 extra-comunitari all’anno non tutela solo gli italiani ma tutti i calciatori comunitari. Ed è così che diviene possibile avere una squadra come il Como 1907 che presenta ben 25 calciatori stranieri sui 27 tesserati, nel pieno rispetto delle regole! Capite bene che, se tutte le squadre di calcio, per i motivi più disparati, facessero come il Como, per qualsiasi Commissario Tecnico della Nazionale Italiana diventerebbe praticamente impossibile non solo qualificarsi al mondiale ma persino riuscire a convocare 23 giocatori titolari in serie A o anche solo con minutaggio di gioco decente!

Abbiamo un problema “Nazionale Italiana di Calcio”? Sì, lo abbiamo e non è un problema squisitamente sportivo ma qualcosa di molto più complicato. Mancano regole che tutelino la Nazionale e manca soprattutto la mentalità per dare fiducia e spazio ai giovani. In Spagna, vedere esordire 15enni e 16enni in prima squadra è ormai all’ordine del giorno. In Italia, sono ancora relegati nelle primavere e, se qualcuno si dovesse affacciare al “grande calcio”, inizia la danza dei prestiti in società minori, con minore efficienza delle strutture di allenamento, finendo per andare a pescare sempre all’estero. Prendendo sempre il Milan ad esempio, ha mandato Camarda, attaccante italiano classe 2008, in prestito al Lecce (con una rosa fatta all’85% da stranieri, ben 23 su 27…) ed ha appena comprato Kostic, attaccante montenegrino classe 2007…

Poi arrivano le qualificazioni per le nazionali e ci tocca prenderle sui denti…

La Nazionale è lo specchio della società italiana: pochi giovani, senza spazio, inesperti, disorientati, sottovalutati e frustrati. Giocatori “anziani” svogliati, saccenti e senza “cazzimma“. Tanto poi tornano nel campionato italiano e, senza offesa per nessuno, fanno le “fighette“, ostentando bella vita, belle auto e belle donne… Come se contasse solo quello, l’apparire, e non altro, come ad esempio la colossale figura di M che vede una nazione con una popolazione inferiore alla sola Toscana andare al mondiale e l’Italia no… Di nuovo…

Sì, abbiamo un problema e non solo nel calcio. Purtroppo.

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3 risposte a “Italia: Non c’è 2 senza 3…”

  1. Avatar Marco Billeci

    Le percentuali ed i dati sulle rose calcistiche sono state prese dal sito TRANSFERMARKT, portale statistico di riferimento nel panorama calcistico mondiale.

  2. Avatar Stefano Sardi
    Stefano Sardi

    Buongiorno Marco, ho letto con attenzione perché l’argomento mi è caro, io normalmente non mi interesso del calcio, troppo falso e corrotto, il mio interesse è sempre stato verso la Nazionale e questo avveniva ogni due anni, europei e mondiali. La tua analisi è perfetta, una serie di ‘circostanze’ secondo me non casuali, portano ad avere la squadra maggiore così, come la vediamo. Ma a questo punto mi faccio una domanda che volentieri giro anche te, visto i risultati non sarebbe consigliabile utilizzare l’approccio che utilizza la nostra Nazionale di Rugby?! Che fra l’altro, dopo una vittoria storica con i fondatori del rugby, dove la nostra squadra gli ha batocchiati a dovere, non ho visto nessun titolone, nessun programma televisivo che ha invitato i nostri meravigliosi ragazzi, niente! Ma loro sono dei ragazzi degli anni ottanta?! O sono coetanei dei ragazzi della nazionale di calcio!? Niente è per caso!! Neppure che non si parli ancora della nazionale di rugby e della loro impensabile vittoria!!

  3. […] di cui parlo ( e di cui ho già avuto modo di scrivere QUI) è il risvolto che, siffatto modo di creare e fare calcio, ha sul sistema “ITALIA”, […]


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