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“L’obbedienza cieca all’autorità è il più grande nemico della verità”.(A. Einstein)
6–9 minuti
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Scrivo questo articolo spinto dalla notizia delle nomine fatte dal Ministro della Salute, On. Schillaci, dei nuovi componenti del NITAG ovvero il Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni, dalle conseguenti polemiche per la nomina del prof. Eugenio SERRAVALLE e del prof. Paolo BELLAVITE (SKYTG24) nonché dalla notizia circa l’audizione dell’infettivologo Giuseppe IPPOLITO in Commissione Covid, dopo la desecretazione dei relativi verbali, da cui emergerebbe l’assoluta gestione politica (e non scientifica) della pandemia.

Ma andiamo con ordine… Quale sarebbe la colpa di BELLAVITE e SERRAVALLE?

Aver espresso dubbi sulla vaccinazione, non in sè e per sè quale prassi medica ma indiscriminata e di massa, fatta per dogma, per fede, più che per necessità. Non gli si perdona l’essersi posti dubbi, aver posto domande, cercato risposte, specie davanti ai “NON NOTO”, “NON STUDIATO”, “NON ESEGUITI TEST” riportati sugli RCP dei vaccini anticovid19 e sui quali, ancora oggi, aspettiamo speranzosi risposte e rassicurazioni. I vari Bassetti e Burioni si sono subito scagliati contro i due colleghi, provando a ridicolizzarli, sminuirli, deriderli, invocando il rispetto delle “evidenze scientifiche”, delle pubblicazioni, della “scienza”. Ebbene, aspettiamo da tempo le evidenze e le pubblicazioni su studi di interazione farmacologica, genotossicità, cancerogenicità, donne in gravidanza ed allattamento visto e considerato che i vari produttori (Pfizer e Moderna) NON li hanno fatti o almeno questo dichiarano sia sui relativi RCP che nelle audizioni finora fatte. Però, chissà perché, qui sono i vari Burioni e Bassetti ad ignorare l’assoluta mancanza di evidenze, pubblicazioni e dati scientifici ma, si sa, la colpa è sempre e solo dei NOVAX: sporchi, brutti e cattivi…

Per quanto riguarda i verbali dell’audizione, cosa emergerebbe da una prima analisi delle dichiarazioni fatte dal Dott. IPPOLITO, allora consigliere di Roberto SPERANZA?

Sembrerebbe che le decisioni furono prese alla “volemose bene“, tutelando più gli aspetti politici che quelli sanitari, facendo gli interessi ora di Tizio ora di Caio invece di tutelare unicamente la salute pubblica… Bhe, non fatico a crederci visto quanto ho potuto constatare personalmente avendo svolto, in prima persona, servizio nel momento più “tragico” della vicenda ovvero, subito dopo la scoperta del “Paziente 0” e la chiusura della Bassa Lodigiana.

Io c’ero e posso testimoniare come fummo inviati allo sbaraglio, come ci furono errori grossolani nella gestione, pianificazione ed organizzazione sia operativa che logistica. Testimonianza che ho affidato ad una relazione, depositata in Commissione Covid a Novembre 2024, grazie alla collaborazione con OSA ITALIA ed OSA POLIZIA, e per la quale ancora nessuno mi ha mai interpellato…

Visto il tempo trascorso, l’assordante silenzio ed i recenti eventi in cui, ancora, si continua a difendere l’indifendibile attaccando chi, invece, provò a fare e dire qualcosa, ho deciso di condividervi il documento integrale della relazione, che trovate in fondo a questo articolo.

Lascio ad ognuno di voi il compito di leggere e farsi (nonché dare) la propria opinione in merito.

Io sono ormai 4 anni che provo a farmi ascoltare e, imperterrito, porto avanti la mia testimonianza diretta dei fatti. Ripeto: io c’ero.

Ero lì mentre tantissimi medici rifiutavano di raggiungere Codogno e Bergamo, mentre tantissimi appartenenti alle FF.OO. trovavano scuse per non partire, mentre i politici ed i giornalisti mangiavano involtini primavera o facevano aperitivi all’aperto. Ho scritto anche un libro (QUI).

Non ho bisogno che proviate a convincermi, ad incantarmi, ad abbindolarmi con le vostre patetiche sceneggiate e me ne infischio se mi etichettate ulteriormente, chiamandomi “Sorcio”, “irresponsabile”, “complottista”, “negazionista”, “NoVax”… Potrete dire ciò che volete ma rimarrà sempre un dato di fatto, incontrovertibile: io parlo per esperienza personale diretta, fatta sul campo e senza alcun conflitto di interesse nè benefit o bonifico “offerto” da chicchessia. Non devo difendere gli interessi di questo o quel partito, casta, lobbies o chissà chi. Non devo difendere nessuna carica, poltrona, incarico né cerco posti al sole.

Vogliamo davvero risolvere il tutto? Bene. Si abbandonino allora pregiudizi ed interessi personali, si parli solo sulla base dei fatti, delle evidenze, delle prove.

Per deformazione professionale, uso solo 3 etichette per catalogare gli avvenimenti, dividendoli in:

  • Prove;
  • indizi;
  • ipotesi.

Le prove sono tutti quegli eventi, avvenimenti, dichiarazioni che sono confutabili, incontrovertibili, oggettivi, verificabili, conclamati, come un bossolo rinvenuto sulla scena del crimine, le immagini di una videoripresa, etc.

Gli indizi sono tutte quelle cose che, pur mancando ancora di verifica, confutabilità o incontrovertibilità, hanno comunque un senso e si collocano logicamente nella ricostruzione di un evento o aiutano a dare una certa logica nel fare la ricostruzione. Se confermati, diventano prove. Se rimangono indizi, devono essere supportati da un ragionamento logico e da altri riscontri ed accertamenti che portino da “possibile” a “probabile” la loro veridicità. Più sarà dimostrata la probabilità della cosa e più solido sarà l’indizio.

Le ipotesi sono quei ragionamenti che si fanno per dare una spiegazione logica a tutti i “pezzi del puzzle” che man mano vengono ritrovati. Un “filo” logico che collega tutti i pezzi senza mai spezzarsi o perdersi e, soprattutto, senza ignorare nessuna prova e nessun indizio. E’ “l’idea” che l’investigatore si fa del possibile andamento delle cose: sta alle indagini, alla raccolta delle prove e degli indizi, rendere “probabile” o finanche “vera” l’ipotesi investigativa.

Per mia personale forma mentis, sono abituato ad escludere l’ipotesi più plausibile e procedere indagando formulandone una più “assurda”. Questo serve ad evitare che l’ipotesi autoconvinca l’investigatore che comincerà a “vedere” solo ciò che rafforza l’ipotesi, portandolo ad escludere o ignorare ciò che invece la indebolisce. Una sottile differenza fra trovare la verità e farla emergere.

Lo stesso approccio lo uso anche nella vicenda della pandemia, dove le ipotesi sono tantissime e le motivazioni le più disparate tanto da aver creato fazioni litigiose, saccenti, presuntuose. Ognuno ritiene di avere la verità e la vuole imporre all’altro a suon di offese, imposizioni, discriminazioni, emarginazioni, derisioni e manipolazione dell’opinione pubblica.

Io non lo so perché è successo quanto è successo. Non lo so perché si sia deciso di gestire le cose in un determinato modo né perché, ancora oggi, si fa finta di non vedere, di non sapere, trincerandosi dietro la solita retorica populista del No Vax brutto e cattivo…

Io porto prove, non indizi, non ipotesi. Quest’ultime le lascio ad ognuno di voi, come vi lascio le domande che mi risuonano in testa:

Perché due membri su 22 fanno paura? Perché non “zittirli” mettendoli in costante minoranza all’interno del gruppo consultivo? E perché si continua a ignorare ciò che lo stesso produttore ancora oggi scrive candidamente ovvero la mancanza di alcuni test? Sulla base di cosa viene deciso per l’una o l’altra prassi se manca uno studio scientifico sulla materia?

Perché secretare gli atti della commissione? Perché alzare un polverone su delle dichiarazioni lapalissiane poiché, chi ha seguito la gestione della pandemia, sapeva già come le decisioni fossero “squisitamente” politiche o qualcuno crede davvero che una “pezza” di qualsivoglia tessuto avesse una qualche utilità? Che “in piedi sì/seduti no” servisse a tutelare la sanità? Che il green pass sia stato “salvifico” e non un mero strumento di credito e controllo sociale?

E, sgomberando il campo dalle ipotesi e dagli indizi, dalle opinioni e dai credo personali, letta la relazione, vi chiedo:

C’è ancora qualcuno che crede che lo spostare 127 militari a giro per l’Italia senza nemmeno una verifica seria delle loro condizioni non sia un errore da matita rossa?

C’è ancora qualcuno che crede che “tachipirina e vigile attesa” non fosse un errore?

Che il vietare medicinali e protocolli rivelatisi salvifici (come nel mio caso) non sia stato “criminale”?

Alla fine, la vera domanda che resta è solo una:

In assenza di prove che sanciscano malafede, perché non fare mea culpa per gli errori emersi sinora?

Se continuerete a nascondere la polvere sotto al tappeto, risponderete alla domanda indirettamente poiché starete perseverando nell’errore e, si sà,:

Errare è umano, Perseverare è diabolico.

Per il vostro stesso bene: ammettete l’errore.

Ammettete di essere umani e, forse, sarete salvati.

Continuate a perseverare e vi condannerete da soli perché gli esseri diabolici meritano di stare solo in un posto: l’inferno. Ed è lì che finirete.

A voi la scelta, io la mia l’ho fatta tempo fa:

“Nemo potest duobus dominis servire”

Servitore Sì ma MAI servo!

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SOLUZIONI PER L’EFFICIENTAMENTO ENERGETICO

Rispondi

4 risposte a ““L’obbedienza cieca all’autorità è il più grande nemico della verità”.(A. Einstein)”

  1. Avatar Marco Billeci

    Il testo della relazione è consultabile cliccando sul tasto “download” alla fine dell’articolo.

  2. Avatar Niccoló Bracci
    Niccoló Bracci

    durante il delirio mi sono sentito rispondere “va tutto bene, qual è il problema ?”

    1. Avatar Marco Billeci

      Caro Niccolò, di struzzi (e di strunzi) eravamo e siamo pieni!

      Non a caso, nella frase slogan “Andrà tutto bene”, il verbo è al futuro… Un futuro che io continuo a voler costruire nel Giusto, accettando gli struzzi (e gli strunzi).

      A proposito, Tu l’hai affilata l’accetta??

  3. […] alla mano, tutte le criticità di quell’assurdo impiego (ndr di cui ho avuto modo di scrivere QUI), per il quale sono sempre più convinto non si possa più parlare di errori ma di dolo, quanto […]


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