Milano, Torino, Bologna ed altre città italiane sono state, nelle scorse ore, teatro di vera e propria “guerriglia urbana”. Il copione è sempre lo stesso: qualcuno organizza una manifestazione (diritto sacrosanto in una qualsivoglia democrazia) e qualcun’altro ne approfitta per sfogare rabbia, violenza e darsi al libero saccheggio dei negozi. Anche ciò che segue, puntualmente, agli eventi è copione già visto: condanne bipartisan, ora strizzando occhiolino, ora fingendo disgusto, qualche pacca sulla spalla alle forze dell’ordine, qualche spiegazione semplicistica e via, pronti per la prossima manifestazione. Nessuno, mai, che analizzi la complessità del fenomeno, ci si ferma sempre e solo al singolo evento, facendo diventare problema ciò che in realtà è solo il risultato. Ci si ferma all’effetto e non si ricerca la causa. Perché? Beh, credo che torni comodo così. D’altronde, chi non punterebbe il dito contro i soliti facinorosi, vandali, ladri, violenti? E chi non ipotizzerebbe la volontà di un’ennesima “forza ondulatoria” dietro agli scontri? E chi non coglierebbe la palla al balzo per dire che è tutta colpa della sinistra o della destra? D’altronde “governo ladro!” funziona sempre quindi, perché cercare altro? Ricercare, riflettere, comprendere NON aiuta a sfogare la rabbia e tutti noi siamo incazzati, molto incazzati, per tutta una serie di motivi e necessitiamo di prendercela con qualcuno ed ecco l’ampia scelta: il facinoroso, il poliziotto, il negozio, la politica, il governo, le tasse, il malcontento, etc etc etc… “Venghino siori venghino, si accontenta tutti!”.
Da qualche anno ho avuto la fortuna di fermarmi, di essere messo ai margini di questa società, di poter osservare tutto da una posizione migliore che consente una visione d’insieme più ampia. Inizio questa mia analisi dicendo “ecco perché non organizzo nè partecipo a manifestazioni di piazza“: non permetto di buttare in caciara temi a me cari. Non offro un pretesto per ignorare il tema e parlare di altro. Per questo ho sempre organizzato o partecipato a convegni: lì si che possiamo discutere realmente e costruttivamente di ciò che andrebbe fatto. La piazza, se non saputa organizzare – e soprattutto gestire – diventa un boomerang utile solo a chi non vuole affrontare la causa e fare dell’effetto il tema sostanziale. Siccome a me interessa arrivare a monte, alla causa, lascio la piazza agli altri, pur mettendo sempre a disposizione, gratuitamente, la mia esperienza di “celerino” a chi vorrà finalmente creare una piazza che risolva anzichè aggravare.
Analizziamo gli ultimi eventi partendo dall’effetto: la devastazione delle nostre città. Chi si è reso responsabile di devastazione e saccheggio corrisponde ad un profilo ben preciso (e le immagini ed i fermi eseguiti non lasciano spazio a fraintendimenti): minorenne, di origine straniera, cresciuto sui e coi social. Ragazzi che ne hanno prese poche da “genitori amici” o, semplicemente, troppo impegnati nei lavori più disparati per permettere ai figli di avere ciò che loro hanno potuto solo desiderare: una vita migliore. Ragazzi che la scuola non educa più, che la società relega ai margini e che nemmeno la TV “plasma” più in quanto, semplicemente, non la accendono nemmeno se non per collegarci qualche videogioco (e per lo più violento). Sono, semplicemente, cani sciolti che nessuno ha mai educato e che nessuno tiene a bada e, proprio come fanno gli animali, seguono l’andazzo del branco: ora presidiano pacificamente un parco, una via, una piazza per stare fra di loro, ora seminano il panico. Se appartieni al branco, sei benvenuto. Se non appartieni al branco, sei un plausibile bersaglio/nemico/preda.
Appare già chiaro come liquidare la vicenda bollandola di “teppismo” sia quanto meno superficiale: è e rimane un problema culturale, sociale, di integrazione mancata, di educazione mancata! Un provvedimento normativo stile “daspo” non risolverà la causa e, forse, lenirà a malapena l’effetto. Per la prima volta da dopo la rivoluzione industriale, il sistema sociale affronta qualcosa di nuovo e, forse, di inaspettato: le masse ingestibili poiché non più ipnotizzabili. Mi spiego meglio: fino a qualche decennio fa, siamo stati tutti tenuti “zitti e buoni” mediante l’utilizzo sistematico di mezzi di manipolazione, più o meno subdoli. La scuola ci “formava”, nel senso che ci imponeva una forma uguale per tutti, standardizzando la forma-pensiero e disinnescando sul nascere la stragrande maggioranza di noi ipotetici “cambiatori del domani”. L’informazione e l’intrattenimento faceva il resto: se non eri ancora omologato, ti omologavi tramite TV, radio, moda, cinema, sport e facevi parte e rimanevi a far parte del gregge, per quanto variopinto. Il “padrone-pastore” si limitava ad un controllo generalizzato ed eventuali pecore nere erano subito individuabili e perseguibili dai “cani da pastore”. Internet ha squilibrato tutto questo ed ancora non è stata individuata un’efficiente leva di manipolazione che possa far divenire internet uno strumento di controllo e di manipolazione, come lo è stato la TV.
Sì, gli algoritmi, i social, le app, gli smartphone e tutto ciò che è connesso alla rete ci spia in continuazione, immagazina dati, elabora informazioni e sanno tutto di noi in tempo reale ma, per quanto possano essere efficienti algoritmi e software, sta emergendo un limite: la manipolazione della forma-pensiero alla base. L’indottrinamento mediante TV/Internet sarebbe sufficiente se, alla base, ci fosse ancora una forte standardizzazione della forma-pensiero impressa mediante la c.d. “alfabetizzazione“, cosa che la scuola non è più in grado di fare. Le classi pollaio multietniche hanno reso praticamente impossibile l’apprendimento e, quindi, il “formattare” il cervello degli alunni. Da quanto non entrate in una scuola? Ecco, provateci e vi renderete conto come siano “terra di nessuno”… Professori senza empatia nè controllo alla mercé del branco, libero di fare ciò che vuole. Rendimento scolastico in picchiata, alunni che se ne fregano di andar bene a scuola, genitori impossibilitati a seguire i figli. Risultato? Cani sciolti… Chi li educa? Nessuno, si “educano” da soli, con ciò che trovano online. E cosa trovano? Tutto ed il contrario di tutto… E qui che arriva l’incognita e stravolge i piani della manipolazione delle masse!
Internet è qualcosa di affascinante. Credo sia l’incarnazione stessa dell’idea di libertà. La libertà però comporta anche responsabilità poiché, se non stai attento a ciò che fai, ne paghi le conseguenze… E quando si ha accesso a tutto ed al contrario di tutto, è un bel problema specialmente per l’essere umano: un animale da branco che, da decenni, è stato “addestrato” a non ascoltare l’istinto animale e che, di punto in bianco, non ha più alcun addestramento ed è alla mercè di qualsivoglia stimolo esterno. Basta farsi un giro sui “social” per capire di cosa sto parlando: è e rimane un problema CULTURALE! Sui social, qualsiasi ormai, è un tripudio di violenza e sesso, di demenza e sesso, di violenza, scemenza, di qualsivoglia cosa accalappia like e visualizzazioni. Chiunque, anche quello che un tempo era lo scemo del villaggio, viene esaltato e “premiato”. Ragazzine che vendono “liberamente” il proprio corpo, con buona pace delle femministe, a suon di “calippo tour” o di “contenuti” su OnlyFans: una volta si chiamava mercificazione del corpo. Ragazzine e Ragazzini che si rendono ridicoli oltre l’inverosimile su YouTube, TikTok, Instagram, etc etc etc. Volevano controllarli, “educarli”, formattarli, gli hanno svuotato il cervello ed ora sono allo stato brado: senza educazione, senza formazione, senza cultura se non quella dettata dal branco. Cani sciolti…
A questo, si somma una barriera culturale e psicologica: l’immigrazione e l’integrazione. Il percepirsi diverso, ospiti in terra straniera, senza identità, senza poter seguire nè l’educazione del paese di origine, stigmatizzata e contrastata dall’integrazione, nè l’educazione del paese ospitante, non in grado di educare ne formattare i pensieri poiché la barriera culturale e linguistica si è rivelata essere più ostica del previsto. Cosa rimane? L’istinto animalesco, quello sopito per secoli, ammaestrato per decenni ed ora “libero” di manifestarsi. E quali sono le emozioni più forti che prendono il sopravvento? Rabbia e Violenza. Ed un adolescente, “italiano” di seconda, terza, generazione, emarginato, ignorante perché povero culturalmente, cresciuto dalla strada, per strada, dal branco, con “musica” che inneggia a certi disagi sociali e lasciato/abbandonato a se stesso, cosa volete che faccia? Vede la vetrina contenente ciò che vuole e se lo prende. Vede i simboli della repressione e formattazione e li attacca. Pensa a se stesso, ad accaparrarsi qualcosa “qui e ora”. Il dopo? Viene dopo quindi, si vedrà… Ora ha soddisfatto un bisogno, emotivo ed animalesco, ha la sua bella scarica di adrenalina/dopamina/ormonale ed è soddisfatto. Ha “condiviso” sui social la bravata, ha ricevuto il plauso della sua comunità ed è ancora più soddisfatto. Voi non approvate? Ecchissene! Voi non siete del suo branco. Voi non capite.
Abbiamo a che fare con dei problemi non da poco: il sistema sociale, che deve ritrovare il controllo delle masse e tornare a gestire il gregge efficientemente ed efficacemente, ed educare culturalmente dei cani sciolti. Credo si stia arrivando al punto critico, quello del non ritorno. Se osservo il passato, la decisione verrà presa ancora una volta da chi gestisce le masse e, quando lo fa, guarda solo ai numeri e mai alle persone. Ergo, mi aspetto di tutto: dal pugno di ferro a qualsivoglia azione liberticida. D’altronde, quando un cane si ribella contro al padrone le opzioni più comuni sono l’abbattimento o il legarlo ad una catena molto corta, razionando acqua e cibo, affinché o torni a più mansueti comportamenti o si sfinisca e crolli. In ogni caso, tornerà ad essere gestibile. Pochissime volte si opta per la rieducazione funzionale dell’animale: richiede troppo tempo e risorse ma, soprattutto, richiede un padrone disposto a farlo, per il bene dell’animale.
Limitare l’analisi al fenomeno della devastazione e saccheggio vuol dire fermarsi a guardare la punta dell’iceberg. Estendere il discorso alla sola mancata integrazione è comunque analisi parziale e faziosa che, se gestita male, amplifica il problema “violenza di piazza”. Da tempo, sono oramai convinto che questa società debba ridiscutere il contratto sociale e ciò non può essere fatto dai “padroni” o dai loro servi ma nemmeno da cani sciolti. Oggi più che mai le persone che hanno a cuore l’interesse di tutti, di ogni singolo individuo, devono ritrovarsi attorno ad un tavolo, prendere carta e penna e ridiscutere e riscrivere il contratto sociale, da zero! (quindi gettate via anche la “Costituzione più bella del Mondo” che è parte dell’inganno!).
La vera domanda è: visto i venti di guerra e di guerriglia che soffiano incessantemente su tutta l’Europa, il “padrone-pastore” cosa vuole davvero? Il bene del gregge? Ed il gregge cosa intende fare? Dare al pastore la scusa di scatenare i cani? Ribellarsi distruggendo il pascolo?
Ora più che mai servono “palle ferme” e lungimiranza. Ogni mossa di oggi rischia di segnare irrimediabilmente il destino di domani. Senza fermezza, responsabilità, pianificazione e lungimiranza rischiamo seriamente di fare peggio che meglio…
D’altronde, “fatti non fummo a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”… E’ sempre stato e sempre sarà un problema culturale, di princìpi e di valori, di etica e morale. Non può esserci Giustizia senza Etica e Morale e noi, oggi, come società, stiamo vivendo nell’epoca più immorale mai vista, dove l’etica non la cerca nè professa più nessuno.
Ci aspetta un compito difficile ma affascinante e vivificante: salvare l’essere umano dal suo stesso imbruttimento e da chi lo vuole schiavo, prima di se stesso e poi, ancora una volta, del padrone di turno.
O risorgiamo eticamente e moralmente o siamo destinati a viver come bruti…



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