Il 16 luglio 2026, su The Economist, è uscito questo articolo: “Would Europeans fight, if it came to that?” dal quale ho estratto alcuni passaggi dell’autrice, Nathalie Tocci, la quale si chiede:
Gli europei combatterebbero, se si arrivasse a tanto?
Ciò che ha attirato la mia attenzione è l’incipit dell’articolo, che riporto testualmente:
“L’invio di truppe sul terreno non aiuterebbe l’Ucraina, ma potrebbe aiutare l’Europa a trovare il coraggio di affrontare la guerra“.
Suggerisco di leggere l’articolo per intero, così almeno potrete poi aiutarmi a capire meglio poiché, personalmente, non riesco a comprendere come si possa arrivare a credere in ciò che viene riportato nell’articolo. Ad esempio, la Tocci scrive:
“gli italiani sono drogati da talk show televisivi – fortemente infiltrati da propagandisti filo-russi – che deridono i tentativi europei di rafforzare la resilienza sociale.”
Che i talk show televisivi servano a drogare la popolazione, mi trova d’accordo ma, che vi sia propaganda filo-russa, mi chiedo se a casa Tocci arrivi un palinsesto diverso vista la propaganda pro-Ucraina onnipresente in TV. Inoltre, basta con questa “resilienza”! E’ una qualità (discutibile) dei materiali ed il fatto che si voglia trasferire su esseri viventi è già tutto dire! Io non voglio deformarmi per adattarmi all’azione di forze esterne. Io voglio resistere e contrastare qualsivoglia forza opprimente, schiacciante, deformante per rimanere o tornare ad essere me stesso, da qui il mio preferire la Re-esistenza alla propagandata resilienza, utile solo a deformare e rendere ancora più malleabile ed informe una massa già drogata e rincoglionita.
Ma la Tocci non si limita alla sola critica televisiva ed all’inneggiare alla resilienza, va ben oltre e così scrive:
“Un modo per rafforzare la resistenza della popolazione è quello di inviare truppe sul terreno in Ucraina. […] schierarla ora, prima di un ipotetico cessate il fuoco, potrebbe giovare all’Europa, incoraggiando i cittadini a sviluppare una mentalità che li prepari meglio alla guerra.“
Wow… leggo e rileggo ma fatico davvero a trovare parole per commentare questa dichiarazione se non un laconico “MACHEDAVERO?”… E la mia confusione mentale aumenta col proseguo della lettura e la chiosa finale dell’autrice:
“Certo, esporrebbe i soldati europei al pericolo – una simile mossa farebbe infuriare il Cremlino – ma il continente è già in un conflitto ibrido, anche se molti si rifiutano di riconoscerlo.
Se i soldati europei fossero stazionati in Ucraina, la realtà diventerebbe più tangibile. E forse una parte del coraggio, dell’umiltà e della creatività ucraina potrebbe contagiare altre società europee.
Le truppe europee non verrebbero esposte al pericolo per pura generosità, ma per contribuire alla preparazione alla guerra e impedire che si estenda al resto del continente.“
Cara Nathalie, scusa se te lo chiedo, ma sei seria?
Perché, leggendo il curriculum, devo per forza pensare che tu sia seria, considerato anche la testata su cui hai scritto certe affermazioni, ed è per questo che mi è sorta la domanda posta nel titolo di questo mio articolo: Diego, tuo figlio, combatterebbe o rimarebbe con te nei palazzi istituzionali europei a filosofeggiare su quanto coraggio, resilienza e tangibilità stiano maturando gli europei? Lo esponiamo al pericolo per contribuire alla preparazione alla guerra? Lo schieriamo in prima linea per impedire che si estenda al resto del continente o rimane a casa, con mammà Nathalie e nonno Walter?
E tu, donna dalle pari opportunità, resiliente e nel pieno del tuo vigore psicofisico, ed il tuo marito o compagno, andrete sul campo bellico a farvi contagiare dal coraggio, umiltà e creatività ucraine o rimarrete comodamente seduti dietro i vostri PC a partorire cagate immani come questa pubblicata su The Economist?
Cara Nathalie, ma ci sei o ci fai?
Perché filosofeggiare sulla guerra da dietro ad una cattedra, che sia della Bocconi o della John Hopkins, o da dietro una scrivania, che sia dell’Istituto Affari Internazionali o dell’European Council on Foreign Relations, è fin troppo facile e comporta il rischio di filosofeggiare talmente in alto da perdere il contatto con la realtà e finire col scrivere certe assurdità.
Se credi veramente in ciò che hai scritto e pubblicato, allora la prossima foto sui social del tuo quadretto familiare, inviacela dal fronte e non dall’ennesima vacanza.
Fino ad allora, cambia argomento che con questo articolo, a mio umilissimo avviso, l’hai scazzata alla grande. Siamo tutti professori, filosofi e resilienti, col culo degli altri… Vero Nathalie?



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