Il recente lavoro istituzionale sul nucleare riaccende il dibattito sulla sovranità energetica ed i recenti eventi geopolitici hanno fatto emergere come l’indipendenza energetica sia vitale per qualsiasi paese, per non ritrovarsi coinvolti nelle fluttuazioni del mercato, spesso inflazionato dagli interventi speculativi di coloro che, in ogni crisi, provano sempre ad arricchirsi.
Il nostro paese, l’Italia, risulta essere quello maggiormente dipendente dalla fornitura energetica di terzi, con una quota di circa il 74% di energia importata dall’estero. Anche senza essere degli esperti, con cifre così, chiunque può ben intuire come si sia schiavi delle volontà altrui. Basta una guerra, un incidente, un qualsivoglia motivo ostativo alla continuità della fornitura che ci ritroviamo in ginocchio, specie in un’epoca dove ormai tutto si basa sulla presenza costante ed assidua dell’energia elettrica. Sono ormai lontani i tempi in cui, in ogni casa, c’erano candele e lumi a gas per sopperire ad eventuali black-out e credo che ci siano ormai intere generazioni che abbiano mai visto oggetti del genere:

Credo sia altrettanto intuitivo comprendere come la produzione nazionale di energia diventi imprescindibile, da qui la riflessione: come produrre energia? Sembra una banale domanda ma, in Italia, siamo campioni per complicare le cose semplici se è vero, com’è vero, che è tutto un NO: no al nucleare, no ai termovalorizzatori, no ai parchi eolici, no ai parchi fotovoltaici. Ecco perchè la domanda, in Italia, non è poi più così banale poiché, se è tutto un NO, come la produciamo l’energia di cui abbiamo bisogno? Ed infatti, finora, l’abbiamo importata, con picchi negli anni anche superiori all’85% ma possiamo andare avanti dipendendo da stati esteri? Anche qui, senza essere esperti, le tensioni geopolitiche, i continui rincari energetici, ci dovrebbero aver fatto capire che NO, non possiamo andare avanti così.
Parlando da semplice cittadino che due riflessioni prova a farle, guardandosi intorno, scopriamo che alcuni di quei “NO” elencati precedentemente sono forse da rivedere. Le recenti attività parlamentari, con il DDL sul nucleare, mi forniscono l’assist per iniziare parlando proprio di ciò: le centrali nucleari. L’Italia e gli italiani, negli anni, si sono sempre detti contrari e se, da una parte, condivido e comprendo l’avversione, dall’altra non posso che operare delle riflessioni poiché, attualmente, noi italiani corriamo gli stessi rischi dei paesi che hanno le centrali nucleari, senza però i relativi benefici dati dalla produzione. Una rapida occhiata alla mappa indicante la dislocazione delle centrali nucleari attive in Europa chiarisce bene il senso di quanto detto:

Vi sono diverse centrali a meno di 200km di distanza dal confine italiano e l’incidente di Chernobyl purtroppo ci insegna come tale distanza non sia assolutamente sufficiente a proteggerci in caso di incidenti. Inoltre, acquistiamo energia da paesi che la producano anche grazie alle loro centrali nucleari, da qui la domanda: che senso ha pagare ed essere comunque a rischio? Banalmente, tanto vale farsi le proprie centrali. Rischio per rischio, almeno aumentiamo la quota di indipendenza energetica senza dipendere da terzi. Ecco quindi che il recente lavoro istituzionale sul nucleare richiede un’attenzione ulteriore e non risposte di pancia o ideologismi fini a se stessi.
Un’altra cosa che l’Italia (e l’italiano generico medio) non vuole, sono i termovalorizzatori: impianti in cui i rifiuti vengono inceneriti e, col calore, viene prodotto vapore per la conseguente produzione di energia. Sono impianti che, in media, usano il 70% dei rifiuti introdotti, creando quindi comunque degli scarti che vanno poi stoccati e gestiti ma, di contro, riducono la presenza delle discariche sul territorio. Anche qui, il ragionamento meriterebbe un’attenzione particolare se è vero, com’è vero, che delle 17 città premiate Capitale Verde d’Europa, ben 15 sono dotate di termovalorizzatore ergo, qualcosa vorrà pur significare… Anche qui, compriamo energia da nazioni che la producono anche grazie ai termovalorizzatori e paghiamo per eliminare i rifiuti: doppia perdita. Tanto varrebbe avere propri termovalorizzatori, no?
Ultimamente, molti spingono per le c.d. “energie rinnovabili”: eolico e fotovoltaico su tutte. Premesso che anche queste modalità di produzione non sono esenti da inquinamento e rischi (QUI un recente allarme lanciato dalla Norvegia per possibili danni alla fertilità per inquinamento da pala eolica), personalmente approccio alla materia da un altro punto di vista, e ve lo mostro:

Quello che mostro (e lo ritengo “mostro” in tutti i sensi) è un “parco fotovoltaico” realizzato in Cina.
Anche qui in Italia, grazie al recente sdoganamento dell’Agrivoltaico, si iniziano a vedere distese di pannelli fotovoltaici che prendono posto nei campi e sulle colline. Il rischio è che, ben presto, di quello che fu il “Bel Paese”, rimanga solo un triste ricordo, soppiantato da sfondi di vetro e silicio.
Tali istallazioni non sono poi esenti da “incidenti”: grandinate e trombe d’aria hanno spesso distrutto interi impianti da milioni di Kwh, con conseguente realizzazione ex-novo dell’impianto. Ne abbiamo avuto un recente esempio nel pavese:

Un impianto da circa 4 milioni di Kwh, interamente distrutto. Da notare l’impatto visivo: dove prima c’era terra verde, ora c’è metallo e pannelli. In quanto tempo arriveremo ai “mostri” già ben visibili in Cina? Al solo pensiero delle splendide colline Toscane o dei bellissimi paesaggi italiani rovinati per sempre da impianti fotovoltaici, inorridisco!
Il tema quindi impone valutazioni complesse che devono essere fatte senza alcuna ideologia nè pregiudizio poiché le molteplici sfaccetature necessitano ognuna un approfondimento a sè. Per questo i “NO” per partito preso non fanno il bene dell’Italia ma nemmeno si può decidere per la fretta dettata dall’instabilità o dalla necessità. Sicuramente, quel 74% va abbattuto e l’obbiettivo dovrebbe essere la totale indipendenza energetica. Sicuramente, un mix di produttività appare essere la ratio da attuare anche in virtù di probabili e sempre più frequenti instabilità geopolitiche e conseguente necessità di difesa e sicurezza. Un singolo impianto è un bersaglio facile e va da sé che affidarsi ad un’unica fonte è una scelta strategicamente errata: come oggi siamo dipendenti per il 74% da terzi, vediamo di non esserlo domani da un’unica fonte di produzione.
Sono e saranno scelte difficili, complicate, complesse, divisive. Ogni scelta infatti comporta scontento e non è esente da errori, incidenti, problematiche che saranno sicuramente oggetto di pesanti critiche dai fautori del NO, ora a questo ora a quello. E’ pur vero, però, che si tratta di scelte necessarie e che quindi dovremo trovare il coraggio per assumerci la responsabilità di farle!
Personalmente, fra migliaia di kilometri di verde soppiantati da distese di pale eoliche e pannelli, preferisco qualche impianto nucleare o termovalorizzatore creato ad hoc e l’istallazione di impianti fotovoltaici su edifici già esistenti oltre che potenziare l’idroelettrico, vista anche la naturale abbondanza di corsi d’acqua in questa Nazione. Il tutto, accompagnato da una sana gestione del riciclo che riduca al minimo sprechi e produzione di rifiuti.
Di una cosa sono sicuro: siamo già schiavi e colonia su moltissimi fronti, con una sovranità inesistente nei fatti. Almeno quando, dove e per quanto si può, aspiriamo all’indipendenza?



Rispondi