“Coca-Cola: e sai cosa bevi” o almeno così cantava Vasco Rossi, nel 1983, nel suo celebre brano “Bollicine“, canzone che sfruttava il nome della bibita più celebre al mondo per alludere alla cocaina e alla dipendenza, in senso anche metaforico, ma soprattutto per realizzare un manifesto-provocazione sul mondo delle tv e delle radio private, fagocitate dal dio denaro e dagli sponsor.
Ma lo sappiamo davvero, cosa beviamo? Soprassedendo, in questa sede, sulle discussioni di buona prassi alimentare, l’eccessivo consumo di bevande gassate, etc, vorrei portare alla vostra attenzione un caso quanto meno singolare: quello di un ingrediente presente nella Coca Cola Zero, sia Zero Zuccheri che Zero caffeina, ovvero il ciclamato di sodio (o ciclammato, come indicato sull’etichetta). Noto anche con la sigla E952, il ciclamato di sodio è un edulcorante, un dolcificante artificiale usato appunto come sostituto dello zucchero nelle bevande “light” ed in quelle “zero zuccheri”.
Perché ne parlo? Perché la Coca-Cola venduta negli USA non lo contiene, quella venduta in diversi stati europei, fra cui l’Italia, sì. Non vi sembra strano ciò? Un’azienda americana, in America, NON può vendere lo stesso prodotto che invece vende all’estero. E come mai?
Perché il ciclamato di sodio, negli USA, è vietato!
La FDA (Food and Drug Administration, agenzia federale statunitense responsabile della tutela della salute pubblica che si occupa di regolamentare e supervisionare la sicurezza, l’efficacia e la qualità di farmaci, dispositivi medici, vaccini, alimenti, cosmetici e prodotti che emettono radiazioni immessi nel mercato degli Stati Uniti), ha vietato tale ingrediente nel 1969 in quanto “sospetto elemento cancerogeno“…
Le agenzie paritetiche europee lo considerano invece “sicuro”, purché non si superi la dose giornaliera ammissibile (DGA) pari a 7mg/Kg di peso corporeo. Significa che io, che peso 90kg, al massimo dovrei consumare giornalmente 630mg, poco più di 1/2 grammo. Ma come faccio a stare attento a non superare questo limite se, sull’etichetta, non viene indicata la quantità presente nella bevanda? Prego e spero anche perché recenti studi associano l’E952 all’atrofia irreversibile dei testicoli nonché danni alla spermatogenesi (produzione di spermatozoi)…
Essendo che l’Unione Europea ha imposto un limite di ciclammato nelle bevande pari a 400mg/L, sperando che le aziende rispettino le regole, ecco che basta un litro e mezzo al giorno di bevanda per potersi ammalare inconsapevolmente. Conosco persone che una bottiglia di Coca-Cola se la bevono tranquillamente, tanto è Zero… “Bevi la Coca-Cola che ti fa bene”, cantava sempre il Vasco…
Ma non è finita qui, purtroppo… Analizzando l’elenco degli ingredienti, scopriamo quanto segue:
- colorante caramello (E150D): contiene 4-metilimidazolo (4-MEI), un sottoprodotto della sua sintesi, classificato dallo IARC come possibile cancerogeno (gruppo 2B). Viene indicata una DGA non superiore a 30mg/Kg peso corporeo. Usato in moltissimi prodotti dolciari;
- acido fosforico (E338): È un acido debole utilizzato nell’industria alimentare come regolatore di acidità, antiossidante e aromatizzante. Ha una DGA di 40mg/Kg peso corporeo. Tale superamento può favorire la demineralizzazione ossea e aumentare il rischio di problemi cardiovascolari, specialmente in persone con insufficienza renale;
- ciclamato di sodio (E952): già trattato nell’articolo. E’ potenzialmente cancerogeno, bandito in diversi paesi fra cui in USA ed in Francia;
- Acesulfame K (E950): È un dolcificante sintetico a zero calorie, 200 volte più dolce dello zucchero, che non viene metabolizzato dal corpo. Pur dichiarato non pericoloso, ne viene indicata una DGA di appena 9mg/Kg peso corporeo…
- Aspartame (E951): dolcificante artificiale ipocalorico circa 200 volte più dolce dello zucchero comune, classificato dallo IARC come possibile cancerogeno (gruppo 2B). Ha una DGA di 40mg/Kg di peso corporeo.
Questi ingredienti sono presenti in una vastissima quantità di prodotti dolciari, di bevande e di integratori. Capite quindi che, inconsapevolmente, bevendo una bevanda, mangiando un dolcetto e assumendo qualche integratore, le DGA dei singoli componenti si sommano, portandoci potenzialmente a superare le dosi raccomandate ed esponendoci ai rischi loro collegati. Il tutto, sempre se gli studi e le DGA siano stati realizzati senza alcuna ingerenza da parte di colossi mondiali, come Coca-Cola o altri. Sia chiaro: non sto demonizzando la Coca-Cola anche perché non è l’unico prodotto per uso alimentare che contiene ingredienti dal dubbio apporto salutistico. Voglio solo innescare un ragionamento: alla luce di questo banale articolo, quanto altro ci danno a bere? Sappiamo davvero cosa ingeriamo? Sappiamo leggere e comprendere quanto riportato in etichetta? Possiamo davvero fidarci?
E se avesse davvero ragione Vasco Rossi? “Coca-Cola sì, Coca-Cola a me mi fa morire”
“Con tutte quelle, tutte quelle bollicine…”



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