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Un sogno chiamato POLETICA.
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Da tempo, ormai, mi guardo intorno e vedo sfiducia, disfattismo, amoralità, ignavia, fare da contorno ad una realtà sociale sempre più verso il baratro dell’inumano.

Valori, princìpi, etica, sembrano essere spariti, lontano ricordo di codici cavallereschi decaduti e desueti. Un continuo, costante logorio dell’essere che ha finito col perdere, inesorabilmente il suo lato più umano, quello della solidarietà sociale. Anche le religioni, fino a qualche tempo fa ultimo baluardo di valori spirituali, umani, etici, solidali, sociali, non hanno retto al declino. E siccome credo nelle coincidenze e nel caso fortuito, una così costante opera di declino morale, di demolizione etica, non può essere assolutamente una coincidenza. E’ stato ideato, studiato, voluto, applicato scientemente, meticolosamente, quasi maniacalmente. Da chi? Fate voi… Perché? Perché una massa deforme, inconcludente, inconsistente, divisa, ignorante, rabbiosa, tenuta e trattata al pari di un gregge, è quanto più possa desiderare chiunque abbia sete, smania, di potere, di controllo, a prescindere da chi esso sia.

E se il singolo NON si rende conto della condizione di gregge, non potrà MAI nemmeno rendersi conto del “pastore-padrone” e dei “cani-lupo” messi a guardia del gregge. Al massimo, si lamenterà, scalcerà di tanto in tanto, proverà finanche a vivere ai margini ma MAI sarà libero veramente. Sopravvivrà ma non saprà mai cosa sia davvero VIVERE.

Molti ci sono nati in questo contesto, non hanno mai conosciuto altro e non immaginano minimamente di essere schiavi, pecore, prigionieri, succubi. Sono sempre meno coloro i quali serbano il ricordo di come in realtà si dovrebbe vivere ma sono sempre più vecchi, più stanchi, inascoltati, derisi, denigrati ed i primi ad essere bersagliati dal pastore-padrone o dai cani-lupo, in modo da isolarli sempre più dal resto del gregge, in modo che sia chiaro a tutti che è rischioso star loro vicini. Eppure, qualcuno non demorde perché, per fortuna, non si tratta di un unico gregge chiuso nel medesimo recinto ma di tanti, tantissimi recinti e, ogni tanto, arrivano voci che, chissà dove, in qualche altro recinto, non si sta male come qui… Questo alimenta il sospetto, il “sogno” che allora qualcosa di diverso esiste, è possibile. Ma come fare per renderlo davvero concreto?

Innanzitutto, qual è questo sogno? Ispirato da chi ha già avuto modo, prima di me, di esprimersi in tal senso (“I have a dream”), uso la sua risposta come spunto per darvi la mia:

Io ho un sogno: che i miei due figli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno coloni, né schiavi, né gregge ma dove, per le qualità del loro carattere, sapranno e potranno vivere liberi, sedendosi al tavolo della fratellanza con tutti gli altri vostri figli, nel pieno rispetto di ciascuno!”

E’ un sogno, ed i sogni sono destinati a restare tali se non si ha la follia, il coraggio, la voglia di trasformarli in progetti poiché questi si realizzano concretamente mentre, coi sogni, si rischia un brusco risveglio o, basta poco, e si trasformano in incubi. Magari non subito, magari non per noi ma per chi verrà dopo di noi, specialmente se agiamo senza una visione a lungo termine o se non facciamo della visione il nostro valore, il nostro principio fondante, il nostro faro da seguire anche nelle generazioni future. Perché? Perché presi dalla rabbia, dalla delusione, dal disfattismo, dalla vendetta, dalla sete di giustizia, di rivalsa, è fin troppo facile “ribaltare il tavolo”. Basta un secondo per buttare tutto all’aria eppure, servono anche ore per poi rimettere tutto al proprio posto, nuovamente funzionale, servibile, efficiente. Per aver ceduto all’emotività del momento, si rischia quindi di danneggiare il futuro, da qui la necessità della visione “etica” del fine ultimo da preservare.

Che l’essere umano oggi sia “schiavo” lo do per assodato altrimenti dovrei scrivere un poema. In Italia, poi, la mancanza di sovranità è maggiormente evidente rispetto a tanti altri paesi. Se non “obbediamo” istituzionalmente, politicamente, economicamente e geopoliticamente al “padrone”, ci ritroviamo stritolati. Per coloro (spero pochi) che non vedono le catene che ci legano, pochi spunti di riflessione (da fare in proprio, in separata sede): Trattato di Parigi, Azzariti, Riserva aurea detenuta all’estero, e solo una domanda: Crediamo davvero che Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio detengano il vero potere di questo Paese? Se la risposta è Sì, ti prego fammi e fatti un favore: smetti di leggere.

Invece, se la risposta è no, per favore, smetti di farti domande se non quelle giuste e “chi detiene il vero potere?” non è la domanda giusta. A nulla infatti serve saperlo perché di sicuro, chiunque esso sia, non è il popolo o persona/ente cui sta a cuore il bene del popolo. Quindi, la domanda giusta non è chi siano i padroni ma: Come mi riprendo quel potere? Come mi riapproprio della mia vita, del reale libero arbitrio, della capacità decisionale ed attuativa per fare ciò che serve davvero ad essere libero? Qui inizia il vero cambiamento: quando smetto di cercare fuori ed inizio a guardare dentro. Non “cosa fanno gli altri” ma “cosa posso fare io”. Perché, se ciascuno fa la sua parte (come il Colibrì…), nel proprio piccolo, in ciò che può, come può, questo Mondo lo cambiamo eccome! Capito quindi che il motore siamo noi, tutti noi, ciascuno di noi, ecco che il popolo non è alla base della piramide sociale ma è il vertice di quella piramide che va, inesorabilmente, rovesciata! Il popolo, vero motore e promotore (e quindi attivo, partecipe, non disfattista, non ignavo, non rosicone…) alimenta, crea, supporta, segue ciò che gli è utile per aumentare la sua consapevolezza, libertà di azione, di discernimento, e si rende parte responsabile del cambiamento. Come? Con quello che distingue l’uomo da un semplice animale mammifero: il pensiero, la parola, la cultura. Un popolo che ambisce ad essere motore e promotore del proprio cambiamento di status alimenta movimenti culturali che lo aiutino in questa ricerca; crea associazioni e gruppi di lavoro, finanche gruppi di acquisto che lo sostengano in quest’opera; segue, supporta ed alimenta canali d’informazione che seguono questa visione etica e sociale della vita.

Così, il popolo crea i livelli di questa nuova piramide rovesciata e fa nascere movimenti, associazioni, tv, radio, giornali che alimentano la ricerca di indipendenza, consapevolezza, responsabilità del popolo. Questo livello crea, direi quasi automaticamente, la POLETICA poiché, lavorando fianco a fianco, a tutti i livelli, su tutti i campi, emergerà spontaneamente l’etica che tiene unito quel gruppo: i valori, i princìpi che fungono da collante e, altrettanto in automatico, si farà “scrematura” di chi NON crede, sente, vede ancora tutto questo, rimanendo nel popolo, fra il popolo, a far maturare la propria coscienza. La POLETICA, in automatico, farà emergere coloro i quali dovranno poi gestire (e non più governare o comandare) il bene comune. Come lo faranno? Per come POLETICA indica e popolo vuole altrimenti, saranno schiacciati dal peso del popolo.

Oggi la politica, così come l’organizzazione sociale, è una piramide da scalare. La POLETICA NO! Sarà un flusso dall’alto (il popolo) al basso (la poletica). E come tutti i flussi, se ad un qualsiasi livello se ne interrompe il corso, alla base non arriva più nulla e quindi, il politico-poletico di turno sarà immediatamente e naturalmente esautorato dal suo ruolo, tornando ad essere popolo, tornando a far maturare la propria coscienza.

E’ un lavoro lungo, faticoso, che richiede il costante prezzo e sacrificio della partecipazione e della vigilanza ma, anche qui, non vi dico nulla di nuovo.

Quali sono i passi? Io ho individuato questi ma nulla vieta che ce ne siano altri o che l’ordine sia diverso:

  • formare un gruppo di persone che si riconosca in dei valori condivisi, in dei princìpi collanti, che si dia un’etica portante;
  • fare in modo che ciascuno esprima i propri talenti in tutti i diversi settori utili al gruppo: cultura, associazionismo, attivismo, volontariato, informazione, spiritualità ma anche fornendo la propria opera professionale: elettricisti, idraulici, medici, avvocati, contadini, produttori;
  • fare in modo che il gruppo soddisfi all’interno dello stesso la maggior parte possibile delle proprie esigenze quotidiane, fino ad arrivare alla completa indipendenza del gruppo stesso: commercio interno, scambio di opere professionali, ricerca ed incorporamento di quelle mancanti. Si viene inseriti nel gruppo solo se si condivide la carta etica di quel gruppo, le sue finalità e si accettano le regole del gruppo (poche, semplici, etiche). Un banalissimo esempio: il calmiere dei prezzi. Onde evitare che vi sia concorrenza, il gruppo stabilisce i costi ed una forbice di percentuale di “guadagno lecito” affinché tutti possano accedere a tutto e tutti lavorino senza farsi la guerra fra poveri;
  • Mettersi in contatto con i gruppi territorialmente vicini, per scambio di risorse e prodotti NON presenti nel proprio gruppo, sancendo collaborazioni etiche;
  • Impossessatisi nuovamente dello spazio sociale, si passa ad impossessarsi dello spazio istituzionale: candidature strategiche di appartenenti al gruppo nelle cariche istituzionali LOCALI, dove la politica è ancora a contatto con il popolo e dove, quindi, la POLETICA ha più possibilità di entrare.
  • Come si amministra il gruppo, si inizia ad amministrare le istituzioni. Ogni rappresentante “poletico”, o che aspiri a diventarlo, deve gioco forza essere appartenente ed espressione del gruppo ergo, ha già firmato il patto etico. Ogni poletico che venga poi eletto dovrà finanziare progetti etici sul territorio del gruppo, progetti segnalati ed approvati dal gruppo stesso che, quindi, riceverà un doppio ritorno immediato dall’elezione del proprio uomo: un proprio rappresentante etico all’interno; un costante finanziamento al gruppo;

“Eh sì, ora il politico ti da i suoi soldi”… Il politico forse no, il poletico sì altrimenti non viene eletto con l’aiuto del gruppo e, qualora dovesse tradire il patto etico, sarà fuori dal gruppo e, quindi, dalla vita sociale, dagli acquisti, dall’accesso alle risorse: O lavori per il gruppo o, se lavori solo per te stesso, fai a meno del gruppo.

Col tempo, necessariamente con il tempo, goccia dopo goccia, l’incendio si spegne. Una volta spento, la foresta smetterà di fumare. Quando avrà smesso, sarà possibile ripulire per bene tutto. E quando tutto sarà ripulito, si potrà finalmente ricostruire da capo la foresta come piace a noi.

Più tempo si perde ad iniziare e più tempo ci vorrà per vedere, nuovamente, la foresta tornare rigogliosa ed accessibile a tutti.

E’ il popolo che crea la poletica.

La poletica forma servitori, MAI SERVI.

I servitori lavorano al servizio del popolo, dell’Italia intera.

Da dove si inizia? Dallo spegnere (o spengere) quei caxxo di profili social ed iniziare a creare il gruppo, individuare le figure etiche, culturali, i volontari, dal trovare produttori etici, dal creare Gruppi di Acquisto, dallo smazzarsi e mettersi insieme per raggiungere uno scopo, fosse anche (ad esempio), un semplicissimo acquisto collettivo di pellet o di ciò che volete e serve a VOI! Così ci si riappropria subito di un potere: quello di ACQUISTO! Con questo enorme, incredibile potere, costruiremo pian piano tutto il resto.

Con strategia e tattica, con partecipazione ed eterna vigilanza di TUTTI, cambieremo questo Mondo! “I Have a Dream…” : un sogno chiamato POLETICA! Io, anche da solo, continuerò sempre e comunque a portare la mia goccia. E voi? Perché se anche VOI sognate e facciamo, ciascuno, la propria parte, il sogno diventa un bellissimo progetto, da realizzare tutti insieme!

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