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Giornata Internazionale dell’Infermiere: Belle parole, Presidente. SOLO belle parole.
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Illustrissimo Sig. Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,

chi le scrive è solo un umile Maresciallo dei Carabinieri che, ancora una volta, non riesce a comprendere le sue parole, per quanto “belle“. Già non fui in grado di capire l’assegnazione della Medaglia d’Oro all’Istituto Superiore di Sanità (Aprile 2023, di cui ho avuto modo di scrivere QUI) ed ora, non riesco a comprendere il suo intervento alla Giornata Internazionale dell’Infermiere.

Leggo, direttamente dal sito della Presidenza della Repubblica, il suo intervento e proprio non capisco alcuni passaggi anzi, uno in particolare:

“Tengo particolarmente a ricordare il contributo decisivo e l’appassionata dedizione che vi ha contraddistinto in occasione della pandemia da Covid, drammatica, lunga emergenza – che voi avete vissuto con sacrifici immani e con diverse vittime – e che qualcuno, dimenticando i tanti morti di quei tragici giorni, vorrebbe derubricare a poco più di una leggera influenza. Portando a dimenticare gli sforzi spesso eroici – ripeto, eroici – e le sofferenze di medici e infermieri, di tutto il personale sanitario.“

Mi dica, sig. Presidente: Lei tiene particolarmente a ricordare il contributo decisivo per la drammatica emergenza da Covid, gli sforzi eroici e le sofferenze del personale impiegato in quei concitati giorni ma forse non sa cosa venga poi realmente fatto a chi, per quegli sforzi, oggi ha la vita stravolta.

Vede, caro Presidente, io ho riportato un danno biologico permanente dell’85%, riconosciuto da una Commissione Militare di Medicina Legale eppure, quella straordinarietà che Lei riconosce all’evento ed al sacrificio, lo Stato non la riconosce. Ed è qui che, mi perdoni, io non capisco…

Come può lo Stato smentire il Presidente della Repubblica? O, come può il Presidente della Repubblica smentire lo Stato?

Vede, illustrissimo Presidente, mi chiedo questo perché in data 11 Novembre 2025, il Ministero dell’Interno, per mano del Capo della Polizia e con tanto di parere del Comitato di Verifica del MEF, ha decretato che non ci fosse nulla di straordinario nè di particolare nell’impiego Covid-19…

Mi spiego meglio: Io, all’epoca Maresciallo Capo in servizio, fui catapultato dapprima a Codogno e poi a Bergamo, al comando di 35 uomini, per accorrere in aiuto della locale Prefettura a dispiegare il dispositivo della c.d. “Zona Rossa”, in piena, pienissima emergenza e nel posto più contagioso d’Italia, se non d’Europa, con tanto di Stato Nazionale di Emergenza attivo. Per renderLe l’idea dell’emergenza, per “proteggere” me ed i miei uomini da una non meglio precisata minaccia virale (era il febbraio 2020 ed ancora non s’era capito nulla, tanto che ci fu chi mangiò involtini primavera in diretta TV o chi si faceva gli aperitivi in diretta video su Milano) mi furono consegnati “ben” 4 mascherine FPP2 e 10 paia di guanti… Eravamo talmente in emergenza che molti medici si rifiutarono di andare a prestare servizio a Codogno, nella bassa Lodigiana ed a Bergamo mentre io ed i miei uomini lavoravamo la media di 14 ore al giorno ai varchi di controllo della zona rossa.

Io mi ammalai, riportando danni permanenti e perdendo anche il lavoro tanto da essere pensionato già all’età di 37anni per invalidità da causa di servizio. Ho fatto istanza per essere riconosciuto Vittima del Dovere, come la legge prescrive, e… niente… dopo “appena” 5 anni di attesa, lo Stato mi ha negato il beneficio per asserita mancanza di condizioni ambientali od operative straordinarie o particolari , proprio quelle condizioni che invece spingono Lei, oggi, a ricordare il sacrificio e gli sforzi “eroici”…

Vede, Presidente, io non voglio essere un eroe.

Io ero, sono e rimango un Servitore al quale spetterebbero semplicemente i benefici previsti dalle leggi vigenti in questo Stato e non certo il privilegio di essere un eroe. Sono altri gli eroi, io ho solo fatto la mia parte, il mio dovere di servitore del popolo, prima che dello Stato. Oggi, a quasi 41 anni, mi ritrovo a sopravvivere con una “pensione di privilegio” pari a meno della metà dello stipendio che percepivo al momento della malattia nonché costretto a portarVi in tribunale per vedere, finalmente, riconosciuti e ripagati quei sacrifici e sforzi con cui Lei, oggi, si riempie la bocca.

Ecco perché, mi perdoni, ma proprio non riesco a capire… Se è stato un impiego meritevole del suo ricordo a tal punto da essere definito “eroico”, perché poi non è stato abbastanza straordinario da far scattare l’indennizzo previsto per legge?

Ah, certo, che stupido che sono… Lei si riferiva solo agli Infermieri, mica a tutti i Servitori dello Stato. Io ero solo un semplice Maresciallo dei Carabinieri… Il mio sacrificio, il mio sforzo, la mia dedizione ed il mio contributo devono per forza essere non meritevoli altrimenti, non mi spiego questa dissonanza fra le Sue parole ed i decreti del Ministero dell’Interno.

Certo, se così fosse, ci rimango male poiché, ancora una volta, si asserisce esistere italiani di serie A e italiani di serie B, anche fra i servitori dello Stato. Ancora una volta, diritti e benefici previsti per legge diventano privilegi da assegnare solo a pochi, come ad esempio le nomine a Vittime del Dovere del Capo della Polizia Dott. Pisani (per una frattura vecchia di 20anni) e del suo defunto suocero (firmata nel 2010, quando l’interessato era morto già da 8 anni e congedato dal 1998).

Caro Presidente, le sue belle parole finiscono col diventare SOLO belle parole, come quelle pronunciate da suo fratello Piersanti che, visto gli esiti odierni, purtroppo, rimangono ancora una volta SOLO belle parole…

Col doveroso rispetto che si deve alla Sua carica istituzionale,

Maresciallo Marco Billeci,

Servitore, MAI SERVO!

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