Segui i nostri canali!

Perché ho scelto di fare “poletica” (e non semplicemente politica).
7–11 minuti
Pubblicato in: , , , ,

Era l’ottobre 2023 quando coniai il termine “poletica”. In un mondo impazzito alla ricerca costante di un “New World Order”, io ho deciso di volere una New Word e non un New World! Ho sentito il bisogno di una nuova parola perché quella esistente, politica, la sentivo svuotata di ogni suo più alto significato e più parlavo, e parlo, di tornare a fare seriamente politica e più la reazione del prossimo era, ed è, del tipo: “Politica? Anche no! Tanto, sono tutti uguali”, evidenziando da subito disaffezione, disillusione ed una non meglio precisata distinzione netta fra “noi“, cittadini, persone, individui, popolo, e “loro“, politici, spesso di professione. Il dilagante astensionismo è, qualora ve ne fosse bisogno, la riprova di questo “sentimento” di disaffezione: il popolo non crede più nello strumento politico e se ne disinteressa. Personalmente, credo che disinteressarsi di un problema non porti altro che ad un peggioramento del problema stesso e credo che l’errore, nella frase tipo di cui sopra, sia proprio il distinguo “noi-loro“, lasciando ad altri la gestione della politica. Sì, è vero: il M5S ha di fatto creato un pesante precedente, illudendo di aprire “scatolette di tonno” e finendo col rinchiudere noi come sardine a suon di DPCM, dando una sonora spallata a qualsiasi sentimento ideologico di politica fatta dal popolo per il popolo. Nonostante ciò, io sento dentro fortissimo lo spirito del fare, convinto che non si possa accettare il declino e rimanerne spettatori. D’altronde, professo da anni due credi che ho condiviso spesso anche su queste pagine del blog:

“Il Guerriero della Luce sa che, se non farà niente per il Mondo, nessun altro lo farà” (P. Coelho)

Come il Colibrì nell’incendio della foresta, ognuno faccia semplicemente la propria parte.

Non per niente ho un canale Telegram dal titolo “Colibrì della Luce” poiché ritengo che ciò che ciascuno debba fare è proprio approcciarsi a quello spirito descritto magistralmente da Coelho nel “Manuale del Guerriero della Luce” ma con il sentimento incarnato dal Colibrì nella storiella dell’incendio: nel fare qualcosa per il Mondo, ognuno porta la propria goccia, quale che sia la convinzione altrui, fossero anche contrari tutti. Ecco perché sentivo, e sento, profondamente ingiusto che la politica rimanesse/rimanga appannaggio di “pochi eletti”, e non certo perché votati dal popolo ma perché calati dall’alto, scelti in stanze sempre più isolate, con criteri sempre più affini agli interessi del partito e sempre meno del popolo. Bisogna fare Politica, quella con la P maiuscola ma, se il solo termine fa venire il volta stomaco, come fare? Ecco quindi che, per distinguere l’attuale politica da quella che intendo io, ho coniato il nuovo termine “POLETICA“. Cosa fa più allontanare il cittadino onesto dal fare politica seriamente ed attivamente? Gli “Interessi“, quelli affaristici, personali, di partito, quelli spesso inconfessabili, nascosti. Bisogna eliminare gli interessi dalla Politica e, quindi, ho letteralmente tolto la prima lettera “I” dalla parola: Pol_tica. Pensando alle polemiche che sicuramente nascono quando si fa o si parla di politica, specialmente quando si toccano gli interessi, ecco che è venuta spontanea la parola “polemica“. Eppure io ritengo la polemica utile, almeno quando questa è espressa senza malvagità, quando rappresenti quindi una critica costruttiva e non sterile polemica denigratoria ed impantanante. Credendo che la differenza sia proprio nella presenza della malvagità, ho letteralmente tolto la lettera “M”: Pole_ica. Osservando i resti delle due parole, mi è parso subito chiaro quale fosse la sintesi del tutto: l’ETICA. Perché una polemica fatta con etica porterà sempre ad una critica costruttiva e, quindi, ad un sano dibattito volto, pragmaticamente, alla risoluzione di qualsivoglia problema, perseguendo sì un interesse ma quello comune poiché l’etica non permette nessun altro tipo di interesse se non quello di tutti. Una politica fatta con etica diviene automaticamente la buona amministrazione del bene comune. Che l’etica sia fondamentale lo sappiamo da sempre: il grande matematico Persiano Muḥammad ibn Mūsà Al-Khuwārizmī (780 d.C. – 850 d.C.), interrogato sul valore dell’essere umano, rispose: Se ha etica, allora il suo valore è 1. Se in più è intelligente, aggiungete uno zero e il suo valore sarà 10. Se è ricco, aggiungete un altro zero ed il suo valore sarà 100. Se, oltre ciò, è una bella persona, aggiungete un altro zero ed il suo valore sarà 1000. Però, se perde l’1 che corrisponde all’etica, perderà tutto il suo valore perché gli rimarranno solo gli zeri.” Quindi il termine “poletica” è nato così: non politica. Non polemica. Facciamo POLETICA!

Detto quindi cosa si intende con “poletica“, ho deciso di farla attivamente. Facciamo tutti politica, ogni giorno. Ogni nostra decisione è, in fondo, un’azione politica. Ho servito il paese per quasi 18anni facendo il Maresciallo dei Carabinieri, professione in cui ho messo tutto me stesso. Quel sentimento di “essere al servizio” è lo stesso che oggi mi spinge a fare politica (o meglio, poletica), consapevole di essere sì servitore ma mai servo, di nessuno. Per deformazione professionale, approccio alle cose con spirito pragmatico: va bene l’ideologia, va bene tutto ma mai perdere di vista il focus, l’obbiettivo, il concreto, consapevole comunque che il fine non giustifica mai i mezzi e che, quindi, l’unico modo possibile di fare le cose è con etica, con un alto senso morale e di giustizia. Etica, Morale e Giustizia, sono proprio ciò che ritengo essere i tre pilastri portanti di una società che ambisce ad essere “civile”. Togliendo anche solo uno di questi pilastri, il rischio di giustificare i mezzi per raggiungere il fine aumenta pericolosamente, specialmente in questo periodo storico dove stiamo assistendo all’aumentare di pericolose condotte altamente immorali ed ingiuste. Necessita più che mai un ritorno ad un approccio filosofico (e perché no, anche spirituale) per riconfermare e rinsaldare i principi etici ai quali ispirare il vivere civile, una maggiore consapevolezza e coerenza che porti quindi il nostro agire quotidiano a rispettare moralmente i principi etici ed una più attenta, oculata, onesta ed etica gestione ed applicazione della giustizia. La base dalla quale ripartire. Bisogna forse che sia per forza scritto “non rubare” per sancire che è sbagliato farlo? E bisogna forse una legge per impedire di affamare le persone o impoverirle a tal punto da spingerle a rubare? Ed è giusto condannare chi ruba per fame come colui che ruba per mero personale guadagno? Se avessimo salde in noi, in ciascuno di noi, queste tre colonne portanti, non ci sarebbe bisogno di chissà quante leggi, norme, regolamenti ma solo l’emanazione ed il riconoscimento di pochi, semplici principi etici e regole morali, con i quali poi amministrare la giustizia. Ritengo che l’eccessiva proliferazione di norme, leggi, codici e codicini sia strettamente legato alla sempre maggiore erosione dell’etica e della morale nella società moderna, per questo ritengo che sia da qui che bisogna ripartire.

Faccio di questo sentimento il mio personalissimo manifesto poletico” e, come ogni cosa che faccio, ci metto la faccia, la firma e lo rendo pubblico, per condividerlo con chiunque vorrà riconoscersi e farlo proprio. L’ideale sarebbe fondare un vero e proprio partito poletico, una “casa” per tutti coloro che sentono giusto e proprio il voler fare POLETICA ma ritengo immaturi i tempi: prima va diffuso, condiviso, sentito, accresciuto il sentimento POLETICO. Quando abbastanza persone avranno fatto propri il significato intrinseco di poletica, quando finalmente tanti “1” saranno tornati a farsi valere davanti ad infiniti “0”, verrà naturale e spontaneo ritrovarsi, riunirsi, consociarsi e dare vita e forma a vere e proprie formazioni “poletiche“. Adesso va semplicemente “diffuso il verbo”, va portata questa goccia e diffusa il più possibile affinché possa arrivare anche nei terreni più aridi e ridare vita e speranza ad un sentimento poletico il più umano e diffuso possibile. Ecco perché, facendo mie le distinzioni di Sun Tsu fra strategia e tattica e volendo pragmaticamente perseguire tale fine poletico, inizierò il mio lavoro politico in formazioni già esistenti, iniziando a diffondere POLETICA laddove si fa semplicemente politica.

Qualcuno potrebbe pensare, e lo comprendo ed in parte condivido, che qualsiasi partito attuale valga l’altro, in quanto “tutti uguali“. D’altronde, sono partiti politici, non poletici. Inoltre, un partito è, in fin dei conti, un semplice contenitore: è ciò che contiene a indicarne il valore, non certo la “scatola” di per sé. Contano quindi le persone all’interno. Per il mio vissuto, le mie scelte personali di vita e per un minimo di coerenza con me stesso, ho individuato il partito nel quale iniziare questo mio percorso poletico in Fratelli d’Italia, ed il perché è presto detto. Durante la triste “era pandemica”, dove non si moriva solo di/con/per Covid19 ma venivano soprattutto eliminati diritti fondamentali, minando alla base l’etica e la morale del vivere democratico, dei partiti politici rappresentati in parlamento ed oggi ancora rappresentativi, Fratelli d’Italia è stato l’unico a votare sistematicamente ed in blocco contro il green pass e l’obbligo vaccinale.

Per quanto si possa ipotizzare essere stata una votazione di facciata, magari decisa a tavolino per mantenere il “gioco delle parti“, per quanto rivelatasi assolutamente ininfluente, rimane un concreto dato di fatto incontrovertibile che sicuramente pone a favore di FdI rispetto a tutti gli altri partiti che, invece, hanno pienamente sostenuto le misure liberticide, immorali e profondamente ingiuste della c.d. “normativa emergenziale“. Inoltre, Fratelli d’Italia è stato il partito che, più di tutti, ha voluto e porta avanti la Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla pandemia da “Covid-19” che, per quanto si possa anche qui ipotizzare che sia ininfluente, inutile, di facciata, etc comunque sta portando, all’attenzione dei più, verità che se sostenute solo fino a pochi mesi prima, ti facevano additare e deridere quale pericoloso complottista “no vax”.

Dovendo quindi scegliere fra i partiti politici (non poletici) esistenti, ho scelto quello che quanto meno un piccolo, piccolissimo gesto, concorde al mio personale sentire ed agire, l’ha fatto e lo sta facendo. Poi, ripeto, la differenza la fanno e la faranno sempre e solo le persone. Per questo bisogna tornare a partecipare attivamente, facendo poletica, e non rimanere spettatori della politica.

Siamo solo all’inizio del percorso ed il tempo necessario alla diffusione, partecipazione e radicalizzazione del pensiero poletico è ancora lungo ma ritengo che il richiamo al Canto degli Italiani sia un buon punto di partenza:

Noi fummo da sempre, calpesti e derisi. Perché non siamo popolo, perché siam divisi. Raccolgaci un’unica bandiera, una speme. Di fonderci insieme già l’ora suonò!

Uniamoci, Amiamoci, l’unione e l’amore rivelano ai popoli le vie del Signore. Giuriamo far libero il suolo natìo. Uniti per Dio, chi vincer ci può?”

E’ con questo spirito di fratellanza, unione e scopo liberale che vi condivido questa mia personale esortazione al fare:

Non politica.

Facciamo “POLETICA”.

Annunci

Condividi questo articolo!


SOLUZIONI PER L’EFFICIENTAMENTO ENERGETICO

Rispondi

2 risposte a “Perché ho scelto di fare “poletica” (e non semplicemente politica).”

  1. […] aver deciso di fare attivamente poletica (qui spiego cos’è), è il momento di proporsi per farla dove conta davvero: il territorio in cui […]

  2. […] consapevolezza, responsabilità del popolo. Questo livello crea, direi quasi automaticamente, la POLETICA poiché, lavorando fianco a fianco, a tutti i livelli, su tutti i campi, emergerà spontaneamente […]


NON PERDERTI NESSUN ARTICOLO!

Cliccando su "iscriviti", riceverai una email ogni volta che un nuovo articolo verrà pubblicato.

Scopri di più da ZONA ROSSA

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere