Triste la vita di colui che non ha conosciuto l’amore, la frenesia di un’attesa, il brivido di un bacio, il perdersi in uno sguardo, la bramosia di un tocco, la musica dei silenzi… Eppure, mi chiedo: siamo ancora in grado di amare o, forse, continuiamo a commettere i soliti errori? Finora, nella mia vita, ne ho individuati almeno un paio, ricorrenti: il voler dare una specifica forma all’amore, facendo sì che il “qualcuno” di turno entri a forza in quella forma, ed il compensare la mancanza di amore dentro con l’amore degli altri, il che finisce sempre col non essere mai sufficiente… Sia chiaro: io per primo ne ho commessi di errori e tanti ma oggi, a 40 anni, finalmente sento di sapere cos’è l’amore, quello “vero”, quello con la A, quello che non inganna, non abbaglia, non brucia in un attimo. Se ripenso a tutte le storie che ho avuto nella mia vita, comprendo gli errori fatti ed apprezzo ancora di più questa consapevolezza maturata con gli “anta” ovvero:
“L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia, non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male.“
E pensare che queste parole le dovremmo conoscere da millenni, visto che sono una citazione della Bibbia eppure sono quasi sempre disattese, specialmente l’ultima: l’amore non addebita il male… ed invece, siamo sempre lì pronti a rinfacciarci l’impossibile, ad augurare l’indicibile alla stessa persona cui, solo fino a qualche giorno prima, giuravamo amore eterno. Spesso confondiamo l’amore verso qualcuno con nostri personalissimi problemi interiori e finiamo con innamorarci dell’idea che abbiamo del momento, della persona, non certo della realtà dei fatti… Ed è così, subdolamente, spesso inconsapevolmente, che si inizia ad “amare male”… Aspettative interiori che cercano “conforto” dall’esterno… Attenzioni e riconoscimenti, mancanti al proprio Io, attesi dal partner… E poi c’è sempre quel brutto vizio, duro a morire: il giudicare, il “quantificare” chi ama di più, se il suo amore è “abbastanza”, se sia “vero”, se sia più o meno del proprio, di quello dell’ex di turno… Eppure dovrebbe essere così semplice!
L’Amore è quel di più che, come per magia, fa recepire tutto più bello. Quel sentimento che ci spinge ad essere migliori, ogni giorno. E’ quella voglia di mettersi a nudo ed offrirsi all’altro così come si è, come viene, senza filtri, senza alterazioni, senza “messe in scena”… Almeno, così lo interpreto io, oggi. Fino a qualche tempo fa non lo vedevo così… Soffrivo del c.d. complesso del Paladino: colui che deve salvare la principessa, sempre e comunque… Ripeto, di errori ne ho commessi tanti ma ho vissuto le emozioni sempre intensamente e mai, MAI, ho agito con malignità, mai ho fatto o restituito dolore per il solo fatto di volerlo fare. Attenzione, non dico di non aver fatto soffrire anzi, ho sofferto ed ho fatto soffrire ma mai per ripicca o per vendetta. Semplicemente, si sbaglia, si cresce, si fa mea culpa e si va avanti, sperando di avere sempre un’occasione per rimediare i torti fatti. Ho sempre cercato di rimanere in buoni rapporti con tutti perché credo che amare sia anche questo: capire quando non è più un percorso a due e deviare, senza che ciò significhi odiarsi. Mi rendo conto che non sempre ciò è possibile anzi, quasi mai. Il mio percorso di vita mi ha portato alle convinzioni odierne e, soprattutto, ad un equilibrio interiore che mal si presta ad “amori malati” anzi, ne rifugge. Una cosa però mi è sempre capitata come costante nella vita: non ho mai cercato l’amore, è sempre “arrivato”. Ora è lo stesso: non cerco anzi… Proprio in questo periodo, sono concentrato sul ricostruirmi una vita, mattone dopo mattone. Prima o poi, arriverà anche qualcuno con cui condividere quotidianità ed intimità ma un primo vero passo verso l’Amore “sano” è il NON dover avere per forza qualcuno da amare. Che poi, ce l’avremmo già qualcuno da amare senza se e senza ma: NOI STESSI! Sano amor proprio! Non egoismo, quello è un’altra cosa. Io parlo di sano e pieno rispetto per se stessi, quello che non ti fa scendere a compromessi, che non ti fa svendere, che non ti fa elemosinare attenzioni perché già ti basti… Ed ecco che quindi l’amore non può che essere quel “di più” che rende tutto più bello, più appagante, più completo ma, se non c’è, rimane sempre quello per se stessi.
Ho imparato che l’amore non si divide ma si moltiplica. Ecco perché bisognerebbe avere una buona dose di amor proprio: così, quando si incontra la persona giusta, si moltiplica con l’amore per quella persona. Se manca l’amor proprio, non appena quella persona andrà via, si rimane senza nulla, spiazzati, svuotati… E quei vuoti si riempiono di tossicità: rancore, odio, rabbia… Anche NO, grazie.
Amare qualcuno significa, in primis, rispettare se stessi ed essere accettati per ciò che si è: pregi e difetti inclusi, soprattutto i secondi. E poi ci sono gli sguardi ed i silenzi… Se i primi sono infiniti ed i secondi “pieni”, che non pesano minimamente anzi, si riesce a goderseli appieno, allora quello potrebbe davvero essere un Amore con la “A”. Ma, anche lì, bisognerebbe iniziare con se stessi, ascoltando i propri silenzi e capire che sensazioni riceviamo, come viviamo nel silenzio… Perché se c’è malessere nel silenzio, allora c’è qualcosa che non va dentro di noi, nel profondo.
Ho sempre creduto illuminante la frase di “amare il prossimo come se stessi” perché credo comporti il saper amare se stessi prima di amare il prossimo altrimenti, che amore gli diamo? Facendo sempre attenzione al confine, sottile ma sostanziale, fra amor proprio ed egoismo.
Oggi, a 40 anni, mi rendo conto quanto amare in realtà sia facile ma che lo è se si è imparato ad amare in maniera sana se stessi. Mi guardo intorno e vedo tanta gente bisognevole di amore ma non di un partner: di sano amor proprio! Iniziare una relazione con partner che ancora non sono arrivati ad un equilibrio interiore, rischia di essere deleterio ed autodistruttivo poiché, inevitabilmente, quella persona si aggrapperà al nostro equilibrio per trovare il proprio e cercherà, in noi, ciò che non vuole cercare dentro se stessa a meno che non troviate una persona che sappia ascoltare, che si fidi e che capisca la ricerca interiore. Allora sì che starle accanto sarà un’esperienza appagante per entrambi poiché si potrà preservare l’equilibrio interiore aiutando al contempo la persona amata a trovare il proprio! Occhio però al “Paladino”: la ricerca la deve fare il partner e la farà solo quando si sentirà pronto. A nulla varranno i nostri sforzi di volerla aiutare “sempre e comunque”… Si salva e si aiuta chi vuole salvarsi ed essere aiutato, il resto è solo spirale distruttiva. E ricordiamoci che si ama per il semplice piacere di farlo, senza pretendere nulla in cambio, consapevoli che ognuno ama a modo proprio e che quindi il partner potrebbe restituirmi amore in modi molto diversi dai miei. Dare se stessi senza aspettative, rispettando sempre se stessi per non incappare in relazioni svilenti o partner manipolatori.
In conclusione, dovessi oggi approcciare un eventuale ipotetico partner, le chiederei: sei disposta a condividere ed a vivere pienamente i tuoi ed i miei silenzi, esplorando noi stessi, mettendoci a nudo, senza giudizio alcuno? Perché io ho dei bellissimi silenzi che condivido volentieri con chi saprà donarne di altrettanto interessanti! E se la persona è quella giusta, vale la pena soprattutto condividere i silenzi quelli pesanti, quelli fatti di paure, vergogne, mea culpa… Quelli che svelano quella parte di noi che è in ristrutturazione, in ricostruzione, la parte più fragile… E per arrivare fino a lì bisogna che i silenzi trascorsi insieme siano stati talmente belli da non poterne fare a meno, rotti solo da respiri affannosi, ansimanti, emozionati, vogliosi. Quei silenzi in cui senti comunque musica…
A 40 anni credo di essere in attesa di colei che sappia dire tutto semplicemente stando in silenzio, guardandosi negli occhi. Nell’attesa, mi godo i miei silenzi, grazie a Dio sempre pieni e mai imbarazzanti, vuoti o assordanti.
Buon silenzio a tutti!
“Nell’Amor le parole non contano. Conta la musica!”



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