Venerdì 13 febbraio ho avuto il piacere di presentare, a Chiesina Uzzanese, una conferenza organizzata dall’associazione Picasso A.P.S. relativa all’evoluzione della tecnologia di connessione che supererà il 5G, ovvero il 6G. I relatori erano l’Ing. elettronico Giovanni Trambusti e Fabio Sarzi Amadè, già docente di Diritto del lavoro, specializzato in scienze internazionali diplomatiche e ex consulente per la regione Piemonte presso L’UE a Bruxelles.
Il primo, in quanto ingegnere elettronico laureato in ingegneria delle telecomunicazioni, ha illustrato il funzionamento del 6G partendo dal suo precursore ovvero Starlink di Elon Musk che oggi ha 7600 satelliti in orbita bassa (500km) ovvero il 65% del totale di tutti i satelliti sopra le nostre teste..
Anche il 6g avrà in orbita dei satelliti, ne prevede 5000 che staranno a 300 km da terra. Qui si impone la prima domanda: la popolazione è a conoscenza di questa COSTELLAZIONE DI SATELLITI che orbita e orbiterà sopra le nostre teste? E sa che ogni giorno uno o 2 di questi cadono a terra?
Ma andiamo avanti… a questi satelliti non ci si potrà connettere direttamente dal telefonino saranno dunque necessari strumenti intermedi che stazioneranno a circa 20 km di altitudine, tali strumenti si prevede che siano dirigibili o aerei solari sviluppati attualmente da Airbus. A questi oggetti volanti, perennemente in orbita, si connetteranno dei Droni che si prevede saranno ancorati ai tetti degli edifici e cablati, garantendo così una connessione e alimentazione stabili.
Giunti a questo punto le antenne poste sul territorio, situate ad esempio su lampioni o semafori cartelloni pubblicitari etc., saranno sempre connesse ai droni, garantendo a tutti noi, ovunque ci si trovi all’esterno dei nostri edifici, di essere collegati alla rete. Ma all’interno dei nostri edifici, come ci si connetterà? Attraverso la luce! Si avete capito bene, in poche parole utilizzeremo lampadine speciali che non avranno più solo acceso e spento, ma avranno acceso, acceso senza luce che trasmette il segnale e spento; questa tecnologia si chiamerà “Li-fi”.
Direte voi: “Bene siamo arrivati finalmente dal satellite allo smartphone, fine dei giochi!” In realtà no, perché dovete sapere che questa tecnologia, a differenza del 5g che viene denominata TOF tecnology of things, si chiamerà TOB: tecnology of bodies(*), tecnologia dei corpi, i quali, tramite alcuni sensori direttamente inseriti o posti su di essi, saranno direttamente connessi. In poche parole, da remoto, si potranno fare azioni sui o nei nostri corpi, come ad esempio rilasciare insulina ai pazienti diabetici, oppure intervenire su un malfunzionamento cardiaco, insomma cose positive per la nostra salute che potrebbero addirittura salvarci la vita, ma a questo punto sorge spontanea un’altra domanda: cosa altro sarà possibile fare con i corpi connessi? Mi pare opportuno, se non fondamentale porsi questa domanda.
Trattato il meccanismo, diviene utile comprendere come le nostre istituzioni, più specificatamente l’Unione Europea, intende promuovere il 6G, su questo è intervenuto il Dott. Fabio Sarzi Amadè, il quale ha esordito mostrando una pagina del sito dell’Ue in cui è scritto:
“Il 6G inaugurerà una nuova era in cui gli esseri umani e i veicoli connessi, i robot e i droni genereranno zettabyte (1 Zettabyte=1MLD di terabyte) di informazioni. Porterà una connettività pervasiva e senza soluzione di continuità ed espanderà il rilevamento e la comunicazione integrati nonché l’AI”.
Per finanziare questa tecnologia nasce 6GSNS (Smart Network services) un partenariato fra pubblico e privato che gestisce 1,8 mld di euro, di cui metà a carico dell’UE, destinato a promuovere la sovranità tecnologica dell’Europa nello sviluppo del 6G e ad accelerare la diffusione del 5G.
Uno dei progetti di ricerca per lo sviluppo di questa tecnologia è Hexa-x, a cui partecipano importanti aziende come Nokia e Siemens, il quale ha la seguente visione:
“Connettere il mondo umano, fisico e digitale con un TESSUTO di abilitatori chiave 6G”
Amadè si sofferma sulla parola tessuto, in quanto ci fa capire in cosa si stia trasformando quella che oggi chiamiamo Rete, ovvero in un qualcosa di talmente fitto da doversi chiamare più correttamente tessuto.
In poche parole tutto sarà sotto controllo, dai nostri corpi agli armamenti perché sì, questa tecnologia è anche una tecnologia militare, che permetterà di connettere i dispositivi bellici in maniera efficiente.
Inoltre, nella presentazione di questo progetto, tengono a sottolineare (vedi sito Hexa-x.eu): “cambiamenti climatici, pandemie, disuguaglianze sociali nonché SFIDUCIA E MINACCE ALLA DEMOCRAZIA, sono alcune delle sfide sociali senza precedenti dei nostri tempi.” “E’ importante mitigare queste sfide devastanti, creando al contempo opportunità per una crescita e un’occupazione guidate dall’innovazione.”
In poche parole il 6G viene presentato come una necessità imprescindibile che non deve nemmeno essere discussa bensì imposta, consapevoli oltretutto del fatto che questa sarà anche una tecnologia sostenibile, e basano questa sostenibilità su 3 pilastri:
- La sostenibilità ambientale
- La sostenibilità sociale (incluso fidatezza e inclusione)
- Sostenibilità economica.
Salta agli occhi la sostenibilità sociale: cosa vorrà mai dire, se non che la popolazione deve essere convinta/indotta a volere questa tecnologia?
Difatti Hexa-x-II insieme a 6G 4 SOCIETY (finanziata da UE), per garantirsi l’accettazione sociale del 6G, ed evitare dunque le proteste avvenute per il 5G, metteranno in azione la seguente strategia descritta in 4 punti:
- Coinvolgimento precoce e inclusivo (Workshop nelle scuole);
- “Engagement matrix” (campagne mirate,testimonial, influencer etc.);
- Targeting per pubblico (Strategie mirate ai giovani, adulti, anziani, media e decisori;
- Occuparsi proattivamente di preoccupazioni etiche, culturali e sociali.
Insomma una azione di informazione a tappeto volta al convincimento della popolazione che potremmo chiamare… Come potremmo chiamare il voler convincere la popolazione, piuttosto che coinvolgerla in una decisione? Fra l’altro una decisione importante che riguarda il mettere o meno in campo tecnologie potenti, costose, invadenti e invasive? Potremmo chiamarla propaganda? Mi pare utile e urgente chiederselo.
La conferenza ha trattato anche altri argomenti interessanti fra cui il modo di operare dell’Ue, definita una “Piovra giuridica” che aggira le leggi degli stati, le Smart Cities e altri argomenti interessanti, ma credo di aver già scritto abbastanza e vi invito perciò a seguire Giovanni Trambusti e Fabio Sarzi Amadè, oltreché guardarvi su You Tube le interviste fatte a loro, in relazione a questo argomento.
Ma prima di lasciarvi ci tengo a fare una riflessione: finita la serata mi sono rimaste in testa alcune definizioni come “costellazione di satelliti”, “tessuto di connessione”, “corpi connessi” e anche altre che mi hanno dato un certo senso di oppressione e mi sono chiesto: “Perché provo questa sensazione?” E la risposta non si è fatta attendere. Controllo!!! Tutte queste tecnologie hanno e avranno sempre più, un controllo notevole delle nostre vite, cosa che ci impone una profonda riflessione.
Inoltre vi pongo alcune, a parer mio fondamentali, domande:
Ma che potere hanno coloro che controllano queste tecnologie? Potremmo mai arginare eventuali eccessi di potere esercitati da coloro che avranno in mano certe tecnologie? Siamo sicuri di necessitare di queste tecnologie? Cosa potrebbero portarci come valore aggiunto? Insomma il famoso rapporto rischi benefici è positivo o negativo?
Vi invito a dire la vostra, perché è necessario cominciare tutti a prendere una posizione, prima che sia troppo tardi.
“Non sarà il telefono l’interfaccia più comune ma direttamente i nostri corpi.”
– Cit. Pekka Lundmark Ceo di Nokia fino a marzo del 2005 –



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