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La musica: compagna di vita.
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“Senza musica non esisterebbe vita degna di essere vissuta”. La paternità di questa frase non è certa, pare attribuibile a Jimi Hendrix oppure a Friedrich Nietzsche, ciò che è certo, invece, è la fondatezza del concetto che esprime. Posso testimoniare in prima persona che ogni episodio della mia vita è avvolto nella sua colonna sonora. Ascolto quel particolare brano e mi ritrovo catapultato sul muretto vicino casa, in compagnia degli amici dell’epoca. La musica è un’autentica macchina del tempo. Sembrano banalità buttate lì a casaccio ma, ad onor del vero, il fulcro su cui poggia il mio ragionamento non può prescindere dalla sensibilità dell’individuo: c’è chi, bontà sua, è in grado di vivere benissimo senza ascoltare una nota, e chi invece, come il sottoscritto, non riuscirebbe neanche ad immaginare come poterci riuscire. Posso affermare senza ombra di dubbio che la mia vita non sarebbe la stessa se non avessi mai coltivato la passione per la musica. Anche esaminando gli effetti “indiretti” di questa passione trovo solo conferme: mia moglie, i miei amici più cari e la grande maggioranza delle persone che ho incrociato e frequentato, li ho incontrati grazie ad intricati legami uniti indissolubilmente all’ambito musicale. Prima come semplice appassionato, poi come esecutore, vivo quotidianamente questa straordinaria passione nella consapevolezza che una parte del mio “io interiore” attuale è stato forgiato dall’ascolto e dall’esecuzione di certi brani, di quei particolari album. Durante l’adolescenza ho militato in alcuni gruppi e quell’emozionante, acerba ed approssimativa esperienza è stata fondamentale per comprendere quanto, all’interno di un gruppo, sia importante la condivisione delle emozioni. Solo la musica e le altre forme d’arte sanno nutrire questa sensibilità. Mi reputo una persona molto fortunata perché, senza essere portatore di chissà quale talento, mi ritrovo da una quindicina d’anni a suonare in un gruppo, Mess Excess, che mi ha dato, mi dà e spero mi darà ancora per molto tempo, grandi soddisfazioni, seppur condite con gli inevitabili problemi della quotidianità. Intendiamoci, questo progetto non è un progetto professionale, ognuno di noi trova il proprio sostentamento facendo altro nella vita. E’ per questo motivo che lo scopo che perseguiamo è ancora più genuino, esclusivamente dipendente dalla nostra volontà piuttosto che condizionato da logiche economiche. Ciò che i miei compagni di viaggio mi sentono dire spesso è che creare musica insieme, condividere le emozioni che essa genera, è così intimo e coinvolgente che rappresenta sicuramente la cosa più vicina ad un rapporto di coppia. Ed è proprio questo fattore, questa inevitabile vicinanza, che talvolta crea conflitti, con la stessa logica di ciò che avviene all’interno di una coppia. E meno male!!! Siamo vivi, proviamo emozioni, quindi è giusto anche confrontarsi, se necessario anche duramente, purché lo si faccia con il dovuto rispetto.

La musica è da sempre uno dei principali linguaggi di comunicazione, per un musicista è assolutamente normale declinare in note e testi tutto ciò che segna profondamente il proprio sentire. Personalmente, da appassionato di storia e da fruitore dei più grandi “concept album” del rock (“The Wall” e “The Dark Side Of The Moon” dei Pink Floyd, “Tommy” dei The Who fino ad “Operation Mindcrime” dei Queensryche e “Metropolis Part 2” dei Dream Theater per citarne alcuni), una decina d’anni fa fui colto da una particolare ispirazione: scrivere una storia che traesse spunto dal contemporaneo scenario geopolitico internazionale per raccontare la vita di un protagonista e della sua cerchia di conoscenze, che in qualche modo avrebbe potuto interferire con lo svolgersi degli eventi geopolitici ai massimi livelli. Una vera e propria storia nella storia, se così si può dire. Un protagonista che avesse i tratti dell’uomo medio, senza particolari capacità che lo elevassero dalla massa. Un insegnante, con una vita fatta di routine e problemi personali anche gravi, una ex moglie avvelenata ed un figlio gravemente ammalato, che un giorno, guardando un notiziario alla TV, riconosce nell’amico conosciuto ai tempi dell’università il terrorista che stava progettando un attentato di cui la reporter stava parlando. Le forze speciali lo avevano bloccato ed eliminato. Dalla sua incredulità inizia il viaggio nell’indagine che non immaginerà mai dove lo condurrà. Il tutto condito con alcuni elementi della scuola dei sociologi di Chicago e della fantascienza distopica. Proposi il progetto di mettere in musica quella storia al mio alter ego all’interno del gruppo, Fulvio, il fratello maggiore che non ho mai avuto, quello che in caso di necessità so di trovare sempre disponibile. Ricordo che ne rimase colpito ed accettò la sfida. Anche gli altri accolsero l’idea come uno stimolo, di più, ci fu addirittura chi mi esortò a far diventare un libro quella storia, chissà se un giorno riuscirò ad esaudire questo desiderio. Quello che ne uscì fu “From Another World” che, data la mole del materiale prodotto e su suggerimento dell’etichetta discografica, decidemmo di far uscire in due momenti diversi, la prima parte nel 2017 e la seconda nel 2020. Curiosamente nel 2020…. in pieno periodo pandemico. A volte le coincidenze assumono una travestimento strano…. Quella storia, a parte la questione pandemica, aveva quasi tutti gli ingredienti della realtà fattuale che stavamo vivendo, un ritratto verosimile dello scenario distopico in cui ci trovammo catapultati, proprio come il protagonista davanti al notiziario TV: paura, limitazione delle libertà personali e chissà cos’altro.

Puoi ascoltare e scoprire la musica dei Mess Excess sul loro canale YouTube: https://www.youtube.com/@messexcess5230

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