L’aborto è un tema che impone una profonda riflessione, risultante spesso divisivo fra chi vorrebbe tutelare la vita, senza se e senza ma, e chi vorrebbe libertà di scelta, al grido:
“MIO IL CORPO, MIA LA SCELTA”
Personalmente sono combattuto, in primis perché prima di arrivare ad una scelta drastica, come quella di abortire, si potrebbero fare scelte molto più semplici quali usare preservativi, prendere precauzioni per evitare che sperma ed ovuli si incontrino e facciano il loro naturale dovere ma anche perché ritengo la libertà di scelta sacrosanta e se una donna sente di non essere pronta, ritengo faccia meno danno, alla società ed all’essere umano, una “non madre” che un figlio non voluto, cresciuto da genitori anafettivi, colpevolizzanti o, peggio, pressanti e soffocanti, che scaricano sui figli le proprie paure, insicurezze o le proprie volontà. Poi abbasso gli occhi e, fortunatamente, vedo come il peso di una simile scelta non ricadrà mai su di me non potendo, nemmeno volendo, essere in gravidanza, con buona pace di chi sostiene che il genere sessuale si possa cambiare.
Eppure, mi ha molto colpito lo slogan scelto dagli “abortisti“: questo inno alla libertà di scelta, quel ribadire il possesso del corpo e delle scelte che lo riguardino, principio che risuona in me più forte che mai. La sacralità del libero arbitrio, del prendere le proprie decisioni, con tutto ciò che esse portano e comportano. Ribadisco, non sono una donna e non dovrò mai scegliere se abortire o meno eppure mi sento violato, discriminato… Perché? Perché questo principio parrebbe valere solo in caso di donne che decidano di abortire poiché, se ad esempio scegli di non vaccinarti, ecco che tutto cambia.
Gli stessi che si battevano il petto a suon di slogan e cartelli, sono gli stessi che ti danno addosso, ti giudicano “irresponsabile“, “criminale“, “novax“. Aiutatemi a capire, poiché sono confuso: mio il corpo, mia la scelta. Com’è possibile che non valga più? Se è un principio alla base del diritto di aborto, così saldo e forte da giustificare l’interruzione di una vita altrui, com’è possibile che non possa giustificare il voler rischiare una malattia?
Qualcuno potrebbe obbiettare che la mancata vaccinazione espone gli altri ad un rischio e quindi come la scelta non sia poi così personale poiché metterebbe a rischio la vita altrui… E scusate, l’aborto non è forse così? La scelta personalissima di una donna non incide drasticamente sulla vita del nascituro a tal punto da negarla? L’altro può sempre decidere di vaccinarsi in autonomia ed a quel punto essere “immune” alla mia scelta mentre il feto non ha alternative… Vive o muore in diretta esecuzione della scelta fatta da terzi.
Inoltre, è dimostrato (specialmente per i vaccini covid19) come la vaccinazione NON impedisca il contagio e comporti effetti collaterali (come qualsivoglia farmaco) quindi a maggior ragione dovrebbe valere l’assunto “Mio il corpo, Mia la scelta” ed invece no! Nisba! Nada! Novax! Negazionista! Irresponsabile! Ecco… io continuo a non capire…
E’ sacrosanta la libertà di scelta di una donna di abortire o meno ma la stessa donna NON è libera di scegliere se vaccinarsi o meno, non è nemmeno libera di scegliere se, una volta partorito, il figlio vada vaccinato o meno, essendo sancito anche qui un obbligo di legge. Ribadisco… Mio il corpo, Mia la scelta… no?
Che società è quella in cui una persona può liberamente decidere se abortire, se drogarsi, se suicidarsi assistito dai medici, se tatuarsi, può finanche ignorare le leggi di Madre Natura e decidere di essere uomo o donna, a seconda del “proprio sentire” ma, cavolo, non può decidere liberamente di vaccinarsi o meno? Non lo avvertite questo cortocircuito? Perché a me appare evidente: è talmente forte che ci siamo fritti il cervello!
Io rimango sostenitore della libera scelta, in tutti i campi e per tutti, senza discriminazione alcuna né di sesso, né di razza, né di religione poiché le scelte, tutte, comportano responsabilità che rimangono in capo a colui che ha preso la scelta ergo, non sta a me giudicare. Chi si sente di affrontare le responsabilità derivanti, sceglie. Chi non ha questa forza obbedisce, a chiunque fuorché a se stesso.
Abbiamo bisogno di persone che si assumano le responsabilità delle proprie scelte, che imparino a conviverci, che sentano tutto il peso della scelta e che la sappiano prendere consapevolmente, soprattutto quando si tratta di mettere al mondo un altro essere umano.
Io non sono donna, non posso sapere cosa si provi né posso nemmeno farmi carico di quella scelta. Da esterno, posso solo ragionare e condividere il pensiero: se deve nascere un infelice, un bistrattato, un maltrattato, un insicuro, un pauroso o, peggio, un ignavo, risparmiati la fatica, il dolore e risparmia a lui una vita di sofferenze ma, soprattutto, pensaci per tempo. Il momento in cui prendere questa scelta non è quando scopri il ritardo o la positività al test di gravidanza ma quando ci si accinge ad unirsi con qualcuno: quello è il momento.
Quando lui sta ancora spogliandosi, quando ancora non è dentro di te, prenditi qualche secondo e pensa: amo quest’uomo? Sono pronta ad essere madre? Lui è pronto ad essere padre? Gliel’ho mai chiesto? Se senti anche solo un “NO“, usa e fagli usare tutte le precauzioni possibili perché incinta ci si rimane in un solo modo mentre ce ne sono mille per evitare che accada quel fatidico incontro fra sperma ed ovuli. Sta a voi trovarne uno. Siate fantasiosi.
E quando state per iniziare, prima di abbandonarvi al piacere, ricordate quanto siete fortunati poiché potete scegliere: vostro il corpo, vostri i fluidi, vostra la scelta.
Tranne se si parla di vaccino. Lì, se vi rifiutate, siete solo degli irresponsabili!
Più che a farlo senza alcuna precauzione. Più che ad abortire.
C’est la Vie… Almeno così dicono gli “esperti“…
Se questa è la vita, quasi quasi rivaluto l’aborto… ;-p



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