Tutte le volte mi chiedo perché si scrive.
Abbiamo imparato che ciò che si legge non ha un gran valore in generale: bugie, verità, anche se scritte, spesso non durano a lungo o semplicemente non le ritroviamo nella realtà. Il nostro tempo è così prezioso che sembra davvero sprecato in una lettura effimera. È vero però che alcune letture sono stimolanti al punto di generare un cambiamento talvolta viscerale e, dato che la vita in fondo è un insieme di sensazioni, allora trovo il senso di questi cinque minuti… mica è poco!
“Cosa sarà” canta Lucio Dalla, senza dare risposta, lasciando che ognuno cerchi la sua, togliendosi dagli impicci ogni responsabilità, eppure il messaggio c’è: la meraviglia della vita, l’impotenza dell’Uomo di fronte alla grandezza del mondo ma anche la forza dell’individuo, di ogni sua scelta.
Resta così, ben oltre il suo tempo, un’opera d’arte.
Sono convinto che “ciò che conta si vede in ciò che si fa”, mentre i discorsi li porta via il vento. Ovvio? Eppure ancora vedo tantissime persone indaffarate a scrivere, parlare, filosofeggiare, riempiendo discussioni di ideologie, concetti, anche da parte di chi è stato fregato da questa fantomatica diplomazia, fatta proprio di parole. A volte sembra che si preferisca stare a correggere la forma di una frase, forse per paura di vederne il contenuto completamente distrutto, piuttosto che scendere in campo e sporcarsi le mani perché, si sa, tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare di incertezze ma le parole, da sole, non sono affatto una certezza.
Anche l’Arte non può vivere privata della dimensione fisica, perché non potrebbe comunicare, non potrebbe esistere. Per questo ho molta stima di chi si decide a mettere in pratica un’idea, realizzare un progetto, di chi usa le proprie mani e la propria esistenza consumandosi. Per cos’altro dovremmo fare economia di noi stessi? Perché fare è fatica, sacrificio, ti consuma appunto ma è l’unico modo per misurarsi e talvolta lasciare un qualcosa di importante, rappresentativo, tangibile. “Arte” deriva dal latino “ars”, significa fare, produrre. Anche “arto” ha la medesima radice ma ancora prima derivano dalla radice indo-ariana col significato di “andare verso”; in greco invece è “adattare”. Comunque lo si legga mi sembra esaustivo: l’Arte è.
Ho conosciuto negli anni vari artisti che si sono rifugiati in un limbo d’attesa, lamentando un mondo che non li riconosceva e non li apprezzava, non si sentivano ripagati per il loro impegno, spesso proprio nella forma più venale, con il risultato che si sono chiusi a riccio non realizzando praticamente più niente. Non dico che un artista debba essere un accanito altruista che regala la sua arte al mondo, credo invece che in fondo non possa, e non debba, rinunciare a questa sua pulsione di fare qualcosa di bello proprio per sé stesso. Ci saranno sempre amici, collaboratori, compagni pronti a frenarti, nell’intento sincero di difendere il tuo valore, mettendo sul piatto della bilancia il fattore economico, lo sbattimento, i rischi, e con loro dovresti convenire che “non ne vale la pena”.
Ma un artista è innamorato della bellezza, difficile, impossibile, stronza che sia, stare a parlarne non la avvicinerà… e poi, “vicino conta a bocce”!
Noto con piacere che in questo periodo storico dal quale tutti vogliono fuggire, si comincia a cercare qualcosa di alternativo ai soldi, sempre più spesso sento parlare di spiritualità, vibrazioni, tante persone tornano ad ascoltare la natura, cercano il contatto con qualcosa che non si trova sugli scaffali dei supermercati. Non ci guadagna nessuno, a parte qualche sedicente santone che a volte se ne approfitta, lo si fa per cercare pace e soddisfazione interiore, per trovare appagamento ed armonia… magari dopo aver fallito con lo psicologo o l’analista.
L’arte, che regala emozioni e simboleggia lo spirito, è davvero importante in questo frangente, e chi la realizza merita un grande abbraccio.
Chi non la realizza, adducendo le scusanti di una coperta sempre troppo corta, avrà perso l’occasione di sporcarsi le mani, ma potrà sempre vantarsi di averle pulite!
PS: Non faccio l’artista di mestiere, preferisco lasciare che rimanga la mia grande passione, libera da bilanci economici o, peggio ancora, da censure e catene istituzionali.



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