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SGUARDO NELLA CRONACA DI UNA STORIA: NITAG, quando i controllori siedono accanto ai controllati.
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Il principio fondamentale di ogni comitato tecnico che deve guidare decisioni di salute pubblica dovrebbe essere uno: indipendenza e trasparenza.

Due parole semplici, ma decisive. Eppure, osservando la composizione e i legami del NITAG, il Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni nominato e poi ritirato dal Ministro Orazio Schillaci, quelle due parole svaniscono come fumo.

Sulla carta, il NITAG dovrebbe essere una garanzia per i cittadini. Nella realtà, è diventato la prova tangibile di quanto il confine tra valutatori e industrie del farmaco sia stato non solo oltrepassato, ma abbattuto.

Nella Commissione NITAG, oltre alle nomine di Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle, due medici noti per la loro serietà, preparazione e dedizione alla salute pubblica, troviamo una lunga lista di altri membri la cui indipendenza è, per usare un eufemismo, quantomeno discutibile.

Bellavite e Serravalle sono stati attaccati, screditati e bollati come “eretici” per aver osato sollevare critiche all’approccio univoco e monolitico alle vaccinazioni. Eppure, le loro competenze e le loro pubblicazioni scientifiche parlano da sole: serietà, esperienza, spirito critico. Tutto ciò che un organo tecnico dovrebbe valorizzare.

Ma la vera domanda è: chi sono gli altri componenti del NITAG, quelli passati sotto silenzio?

Un articolo de Il Manifesto ha messo in luce ciò che molti fingevano di non vedere.
Tra gli esperti scelti da Schillaci compare Emanuele Montomoli, professore di Igiene all’Università di Siena.
Il curriculum è eloquente: Fondatore, presidente e direttore scientifico di VisMederi, società che fornisce servizi proprio alle case farmaceutiche nel settore dei vaccini.
Consigliere di amministrazione della Sclavo Vaccine Association, il cui principale partner è GlaxoSmithKline (GSK), secondo produttore mondiale di vaccini dopo Pfizer.
In passato consulente della Sanofi, altro colosso del settore.
Ecco dunque il quadro: mentre si parlava di indipendenza, il tavolo tecnico accoglieva un uomo che rappresenta, di fatto, gli stessi interessi economici che il comitato avrebbe dovuto valutare criticamente.

Purtroppo, Montomoli non è un’eccezione…

Francesco Vitale, professore all’Università di Palermo: tra il 2022 e il 2024 ha ricevuto oltre 17.000 euro da GSK per “consulenze”. La sua firma compare su numerosi studi sponsorizzati dalla stessa multinazionale, tutti favorevoli ai vaccini GSK.

Alberto Villani, pediatra del Policlinico Gemelli ed ex membro del CTS durante la pandemia: ha svolto consulenze per Sanofi, Pfizer, AbbVie e GSK. Nel 2025 firma un report che promuove la vaccinazione anti-influenzale nei bambini: documento redatto con supporto editoriale e compensi da AstraZeneca.

Domenico Martinelli, Università di Foggia: nel suo curriculum compaiono compensi, seppur modesti, da Sanofi, GSK e MSD. In una pubblicazione del 2021 sostiene la superiorità del vaccino GSK contro il rotavirus… studio interamente finanziato e gestito dalla stessa azienda.

La lista potrebbe continuare, ma il punto è chiaro:

più che un organo indipendente, il NITAG sembrava un tavolo allargato delle multinazionali del farmaco.

Il messaggio che emerge è brutale: la salute non interessa anzi, la malattia conviene…

Un cittadino sano non genera profitti.

Un cittadino malato, invece, è immediatamente redditizio: visite, farmaci, vaccini, esami, ricoveri.

Il malato è un cliente perfetto.

Ecco allora il senso di un comitato popolato da figure con legami economici con Big Pharma: non garantire il bene pubblico, ma assicurare che ogni decisione favorisca il mercato.
Non trasparenza. Non indipendenza. Non tutela. Solo business.

La propaganda ufficiale racconta che le raccomandazioni del NITAG sono il risultato di valutazioni “scientifiche”, “neutrali”, “indipendenti”.

La realtà documentata è che molti di coloro che siedono al tavolo tecnico scrivono report, firmano studi, ricevono compensi e collaborano attivamente con le stesse aziende i cui prodotti devono giudicare.
Chi osa criticare viene messo all’indice.
Chi invece ha rapporti economici consolidati viene promosso a garante della salute pubblica.
Una sceneggiatura perfetta, se non fosse che il prezzo lo pagano i cittadini.

La domanda è inevitabile:

può un Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni includere membri con conflitti di interessi così palesi?

La risposta è scritta nei fatti.
Ed è una risposta che grida allo scandalo.
Dietro la facciata della tutela della salute pubblica si nasconde un meccanismo di potere e denaro, in cui le multinazionali dettano le linee guida e i cittadini diventano numeri, pazienti, consumatori, profitto…

Non si tratta solo di conflitti di interessi.
Si tratta di un sistema che vive e prospera sulla malattia.
Un sistema che trasforma la salute in business e i cittadini in clienti.
Assassini. Demoni.
Queste parole, dure ma inevitabili, descrivono chi antepone il profitto alla vita.
La salute è un diritto. Non una merce.

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