Un giorno vennero a dirci che dovevamo stare a casa. Niente amici, niente compagnia, niente concerti, niente feste; non per un giorno, né per una settimana, ma mesi e mesi di silente (e vigile) attesa.
Dissi fra me e me, siamo dunque morti? Ancora no!
Decisi allora di sfidare le regole, cercai un luogo dove avrei potuto invitare i miei cari e i loro amici, lontano da invidiosi delatori e vigili zelanti ,armati di droni e quad (quelle moto pacchiane per chi non sa andare in bici, e nemmeno inseguire i runner sul bagnasciuga).
Certo, stavo sfidando la sorte mettendomi a rischio di contagio e, ancora sprovvisti del salvifico vaccino, potevamo morire tutti (cit. Draghi) ma senza compagnia, senza musica e baldoria, mi sentivo già mezzo morto.
E così fu che il bosco ci accolse, lontano dalle finestre degli spioni e riparati dalle fitte fronde degli alberi, dove poter nascondere anche le auto.
Era un concerto d’anime, bambini che giocavano felici sulle foglie, si arrampicavano sui ciglioni, amici che si ritrovavano dopo un bel po’ a godersi la libertà di fare due chiacchiere senza bavagli né censure, musica , vino , abbracci e occhi che brillavano di commozione.
Si respirava un clima di speranza, in un mondo che impazziva sempre più, ci eravamo ritrovati, sani e salvi (anche dopo quindici giorni non è morto nessuno)!
Ricordo che cantai diverse canzoni del mio repertorio, ma stavolta c’era un’interpretazione e un’intensità diverse, rinnovate, amplificate.
L’anno successivo, sempre più sballottati dalla pandemenza, si palesò il fantasma del vaccino , e purtroppo mi resi conto che alcuni di quelli che erano venuti alla prima festa nel bosco non si ripresentarono. Solo qualche mese prima eravamo insieme a sbeffeggiare i deliri dei vari kapó, passavamo notti brave alla faccia del coprifuoco , ridevamo del plexiglas e del termoscanner, poi improvvisamente si erano defilati e ammutoliti.
Immagino che , presi nella morsa del ricatto, si siano arresi e siano finiti in qualche hub a fare la fila; la vergogna ha fatto il resto.
La Festa nel bosco invece c’è ancora, la facciamo tutti gli anni, anche se ormai alle sagre si può andare anche con la peste e ai concerti dei vari Vasco Rossi hanno ripreso a cantare “c’è chi dice no” o “vita spericolata”, come niente fosse.. perfino Ligabue non porta più la mascherina!
Ma questa festa ha un valore molto particolare, oltre che ricordare i tempi bui, sempre con spirito goliardico ( l’edizione di quest’anno ha visto il debutto del quiz “Chi vuol essere COMPLOTTISTA “), è un luogo sospeso , dove si può stare insieme in modo autentico, senza recitare il ruolo che ci identifica nella società, che a lungo andare diventa pesante, ingombrante e anche pericoloso : guarda cosa li ha costretto a fare!
Perciò, nonostante la falsa normalità che abbiamo ritrovato, io custodisco questo sacro fuoco, come una vestale, così che chi si sentirà mezzo morto in una società così “perbene”, potrà trovarlo già acceso.
Alla Festa nel bosco si mangia in compagnia, si beve il buon vino della vigna limitrofa, facciamo spettacoli teatrali , musica dal vivo, giochi , ed è un luogo incantato…
VIVA LA FESTA NEL BOSCO!!!



Lascia un commento